10 Album per avvicinarsi al Jazz

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Oltre all’intrinseca complessità del genere in sè stesso, uno dei motivi che potrebbero scoraggiare un potenziale nuovo ascoltatore del Jazz è la vastità delle discografie degli artisti esponenti di tale genere rendendone le prime fasi di avvicinamento piuttosto complesse (ve lo dico per esperienza personale); ci si potrebbe davvero trovare a chiedersi “da dove inizio?”.

Avendo interesse a far avvicinare quante più persone possibili ai generi musicali da me preferiti, ed è di certo il caso del Jazz, tendendo io a discriminare il prossimo sulla base delle reciproche affinità musicali (e cinematografiche) ho pensato di fornire una breve lista, assolutamente non esaustiva e filtrata ampiamente dai miei gusti personali, di album che potrebbero rappresentare un ideale punto di partenza per l’ascolto di questo genere. Del resto, anche io non ho iniziato che da relativamente poco ad approfondire seriamente il genere in questione, quindi riesco bene ad immedesimarmi in un neofita alla ricerca degli album adatti per farsi un quadro generale sul Jazz.

Se nessuna traccia contenuta in questi album dovesse suscitare in voi sentimenti più disparati che vanno dalla malinconia più assoluta, alla gioia più irrefrenabile, passando per forti “attacchi” di romanticismo, ecco, forse il Jazz non fa proprio per voi. E voi non fareste per me.

 

 Kind of Blue, Miles Davis: forse l’album Jazz più famoso e venduto al mondo; nella sua lunghissima carriera il trombettista e compositore Miles Davis si è circondato dei più grandi musicisti al mondo, esplorando diversi generi musicali e contribuendo come pochi altri allo svilupparsi di correnti e sottogeneri interni al Jazz.  Tuttavia, a mio modesto parere, il livello di quest’album è ineguagliabile; basti pensare che ne contribuirono alla realizzazione altre 3 leggende presenti in questa lista. Una sorta di dream team del Jazz.

 

 

 Chet, Chet Baker: un altro grande trombettista la cui carriera, però, è stata condizionata da seri problemi di droga che ne inficiarono, ed è un opinione quasi unanime, le doti compositive per buona parte della seconda metà della carriera; nel ’59, tuttavia, all’epoca dell’incisione di quest’album, tali problemi non erano ancora iniziati. Possiamo dire, quindi, che questo fu uno dei punti più alti (altissimi direi) della carriera di Baker. Il celebre scrittore Haruki Murakami dice del suono della tromba di Baker che “è un suono infinitamente coraggioso, infinitamente carico di pathos, fa vibrare il cuore. Assomiglia a qualcosa di cui abbiamo fatto esperienza. Vi assomiglia terribilmente”.

 

                                                                                                                                                                                             

 

 Moanin’, Art Blakey and the Jazz Messengers: il batterista Art Blakey ha guidato per molti anni i Messengers, passando attraverso una miriade di formazioni diverse; pare, infatti, che il suo gruppo facesse da “nave scuola” per i più talentuosi giovani jazzisti emergenti. Quest’album riveste una particolare importanza perché rappresenta una delle maggiore ispirazioni per i musicisti dell’allora nascente corrente dell’hard bop che prevedeva forti influenze Blues su una struttura complessa prettamente Jazz.

 

 

 

The complete Louis Armstrong & Duke Ellington sessions: quando un pianista leggendario come Duke Ellington e quello che forse è il jazzista più conosciuto, il cantante e trombettista Louis Armstrong, collaborano con un simile entusiasmo il risultato non può che essere un album splendido in cui i due sembrano mettere vicendevolmente in risalto le doti dell’altro.

 

 

 

Somethin’Else, Cannonball Adderley: Il raffinatissimo sassofono di Julian Cannonball Adderley accompagnato, tra gli altri, da  due dei mostri sacri del Jazz che abbiamo già incontrato come Miles Davis ed Art Blakey. Credo che non servano altre motivazioni per dargli una chance.

 

 

 

 

Waltz for Debby, Bill Evans Trio: ascolto molto spesso le tracce di quest’album ed ogni volta che lo faccio finisco col pensare sempre la stessa cosa: “diamine, quanto vorrei saper suonare il pianoforte”. In particolare il brano “My Foolish Heart” lo considero una sorta di inno alla bellezza di questo strumento, il tutto grazie alla maestria di Bill Evans, ovviamente.

 

 

 

 

Getz/ Gilberto: al grande sassofonista Stan Getz dobbiamo la relativa popolarità del Bossa Nova, commistione tra Samba e Jazz; in particolare, dalla fortunatissima collaborazione con il compositore brasiliano Antonio Carlos Jobim e il chitarrista Joao Gilberto nacque questo magnifico album all’interno del quale figura anche la celeberrima “The Girl from Ipanema” in una versione a dir poco meravigliosa, ai limiti della perfezione.

 

 

 

Mingus Ah Um, Charles Mingus: con quest’album l’istrionico contrabassista e compositore Charles Mingus rende contemporaneamente omaggio ai suoi maestri (riferimenti vengono fatti negli stessi titoli dei brani a Charlie Parker -soprannominato bird-, Duke Ellington -duke-, Lester Young -Porke Pie Hat- morto poco prima dell’incisione del brano a lui dedicato, e Jelly Roll Morton)  e fa sfoggio delle proprie eccezionali doti creative più che in altri suoi, seppur meritevoli, lavori.

 

 

 

 

Empyrean Isles, Herbie Hancock: un pezzo come la famosa, niente di strano che l’abbiate già sentita da qualche parte, “Cantaloupe Island” è un motivo molto più che sufficiente per ascoltare questo album e per comprendere perché Hancock sia una vera e propria leggenda vivente del Jazz.

 

 

 

 

 

A love Supreme, John Coltrane: insieme ai film di Chazelle, ciò che ha scatenato il mio interesse per il Jazz, forse il mio album Jazz preferito nonostante sia il primo che abbia mai ascoltato. Il sassofono di Coltrane rappresenta per me, insieme alla chitarra di Clapton, il massimo grado di espressività e potenza emotiva che uno strumento musicale possa raggiungere. Ascoltare “Psalm” per credere.

 

 

Ribadisco che questi 10 album non sono altro che una goccia nell’oceano del Jazz, utile solo a capire se, orientativamente, potrebbe valere la pena di intraprendere ulteriori ascolti di artisti simili.

Buona ascolto!

Andrea Puglisi

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