I BUONI, I BRUTTI E I CATTIVI – Scopriamo cos’è il buonismo

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Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del buonismo. Tanti eroici patrioti si sono coalizzati in una caccia alle streghe contro questo nemico, Salvini e Belpietro, casapound e rossobruni, conduttori di Rete 4 e ultras siciliani.

Sì, ma cos’è il buonismo?

Secondo il vocabolario online della Treccani, il buonismo è “ostentazione di buoni sentimenti, di tolleranza e benevolenza verso gli avversari, o nei riguardi di un avversario, specialmente da parte di un uomo politico”. Una definizione insufficiente, in effetti, se verificata in ogni esempio di uso (diffuso) della parola ai nostri giorni.

Ogni cosa esiste se esiste il suo opposto, logicamente, e per Hegel l’opposizione è fondamentale per dare un senso ad un termine, poiché il suo contrario lo configura per quello che è. Le parole sono come i poli negativi e positivi della corrente elettrica: nessuno dei due esisterebbe senza l’altro. Possiamo quindi descrivere il buonismo se conosciamo il suo contrario, che definiremo cattivismo. E viceversa.

Prendiamo dei valori forti come la solidarietà, l’uguaglianza e la fratellanza, quelli che sono (o erano) degli ideali profondi in grado di guidare gli esseri umani. Immaginiamo che questi valori scompaiano – non è difficile immaginarlo! – mantenendo in vita solo le loro manifestazioni più emotive, quelle ridotte, ormai sminuite, declassate al rango di semplice altruismo.

Cristianesimo buonista
Cristianesimo buonista

Ecco. L’altruismo è parente stretto del buonismo, infatti è spesso usato come suo sinonimo positivo, mentre buonismo è usato sempre in chiave strettamente negativa. L’altruismo è quello delle buone azioni, del buon senso, dell’amore per il prossimo. Non a caso Papa Francesco viene spesso accusato di essere un buonista.

Colui che è anti-buonista, che da adesso in poi chiameremo cattivista, considera il buonista un ruffiano paraculo, a lui associa dei sentimentalismi e non degli ideali. Perché? Perché quegli ideali li sconosce.

Il cattivista è orfano di ideali, privo di riferimenti culturali stabili, spesso vittima di analfabetismo funzionale, vive nel pieno populismo. Tuttavia eviteremo di usare questa parola perché non tutti i populisti aderiscono al cattivismo, qualcuno si salva. I cattivisti, invece, sono legati ormai soltanto agli istinti più bassi che “respirano” nella società e costituiscono il pensiero dominante.

Vediamo alcuni esempi.

La legge sull’omicidio stradale, approvata a furor di popolo qualche mese fa, è il perfetto prodotto del cattivismo dominante. La stragrande maggioranza degli italiani era (ed è) favorevole ad un grande insaprimento delle pene per chi provoca incidenti mortali, specialmente se ha bevuto alcool o assunto droghe. Tutto semplice, c’è un’emergenza sociale (?) e ci vuole una reazione dura, severa, senza buonismi.

Ma il risultato è l’opposto. Appena la legge entra in vigore, aumenta il numero di pirati della strada: le persone non smettono di provocare incidenti, ma scappano via per non dover scontare una pena sproporzionata. Si tratta di individui spregevoli, certo, ma che agirebbero diversamente se non esistesse questa legge stupida.

"Preferivo le minicicciole"
“Preferivo le minicicciole”

Altro esempio. L’eccesso di legittima difesa e coloro che vorrebbero cancellarlo. L’opinione diffusa è che farsi giustizia da soli sia un diritto perché, eliminando il buonismo che è un sentimento debole, ognuno può trovare in se stesso la forza (la cattiveria) necessaria per difendersi. E così ci si abitua ad usare le armi, a scontrarsi fisicamente, a risolvere i contrasti con la forza.

Il cattivismo è dominante. Lo si può dimostrare.

Vi è una locuzione, più o meno famosa, che a volte ci è capitato di ascoltare: “io non sono razzista, ma …”. Spesso è seguita da un’espressione razzista. Quella premessa ha lo scopo, naturalmente preventivo, di anticipare eventuali accuse di razzismo, proprio perché chi parla teme che le sue affermazioni politicamente scorrette possano essere mal giudicate da chi ascolta.

Negli ultimi tempi, però, sta conoscendo notevole fortuna un’altra frase, sempre più diffusa: “io non sono buonista, ma …”. E’ il sovvertimento ideologico e dimostra che il cattivismo è diventato dominante. Non bisogna più schivare le accuse di razzismo ma quelle di buonismo, considerate ben più gravi dall’opinione pubblica.

Vauro si schiera
Vauro si schiera

Sostiene Moni Ovadia che l’odio razziale – elemento acquisito dei cattivisti, come abbiamo stabilito – diviene evidente quando dei reati individuali vengono attribuiti ad un’intera comunità. Per esempio, se un marocchino stupra una donna, allora tutti i marocchini sono considerati stupratori.

Storicamente le vittime di questo odio sono gli ebrei, i quali tuttavia si sono dotati di uno stato, Israele, che è più cattivo dei cattivisti. Chi è senza patria, come i sinti e i rom, è più vulnerabile in questo momento storico. Ma i più vulnerabili di tutti sono i migranti.

Il cattivista trova nell’immigrato il suo nemico naturale, oltre ovviamente al buonista.

Siamo arrivati a parlare di razzismo. Tuttavia eviteremo di usare questa parola perché descrive solo un aspetto del fenomeno che descriviamo, quindi continueremo a parlare di cattivismo.

Da dove viene il cattivismo? E’ solo un riflesso del buonismo o le cose sono diverse? Chiediamo aiuto a Umberto Eco.

Per piacere?
Per piacere?

Secondo Eco, esistono delle “nebulose” sociali, dei gruppi di persone, che in qualsiasi epoca terranno in vita un certo sistema ideologico, l’Ur-fascismo, detto anche “fascismo eterno”. L’autore de “Il nome della rosa” ci ha tramandato anche delle caratteristiche (14) che descrivono questo pensiero eterno.

Mettiamo il cattivismo a confronto con l’Ur-fascismo.

1)“La prima caratteristica dell’Ur-fascismo è il culto della tradizione”. Questa è facile, perché il cattivista ha un fortissimo senso d’identità. Proseguiamo.

2)“Il tradizionalismo implica il rifiuto del modernismo”. Facilissima. Se il passato mi ha consegnato delle frontiere da difendere, io, cattivista, combatto il modernismo buonista di chi le vuole abbattere.

3)“L’irrazionalismo implica il culto dell’azione per l’azione”. Chi si ferma a pensare è perduto, bisogna agire senza stare a guardare. Sveglia!

4)“Il disaccordo è tradimento”. E’ così che nasce la figura del buonista: chi consegna la patria agli stranieri è un traditore. Il cattivista crea il suo avversario, inventa il buonista disegnando la caricatura di chi non è d’accordo con lui. E fa in modo che sia un debole, un sentimentale, un pappamolle, un perfetto sparring partner.

5)“Il disaccordo è anche segno di diversità”. E qui troviamo il razzismo verso gli stranieri.

6)“L’Ur-fascismo scaturisce dalla frustrazione individuale o sociale”. Per esempio la crisi economica. Per esempio l’austerità. Per esempio la disoccupazione. Così, a caso.

In ogni caso è un virus
In ogni caso è un virus

7)“L’unica identità sociale è l’appartenenza alla stessa nazione”. Prima gli italiani! E serve un nemico di nazionalità diversa, che faccia paura, quindi deve essere un nemico invasore sia esterno che interno. Per questo gli immigrati sono nemici perfetti, perché si trovano dentro e fuori i confini.

8)“I seguaci devono sentirsi umiliati dalla ricchezza ostentata e dalla forza dei nemici”. Quanto è fastidioso vedere un marocchino che usa lo smartphone! Anche se vecchio, di seconda mano, di una sottomarca cinese. La propaganda cattivista ci racconta di stranieri alloggiati in alberghi di lusso e che ricevono 35 euro al giorno.

9)“Non c’è lotta per la vita, ma vita per la lotta”. Quindi il pacifismo è collusione col nemico. I pacifisti sono buonisti.

10) “L’elitismo è un aspetto tipico”. C’è un elite che deve avere il potere, selezionata in base alla forza bruta: chi comanda deve saper usare le maniere forti.

Reazioni a questo articolo
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11) “Ciascuno è educato per diventare un eroe”. E per morire da eroe, anche se nel cattivismo contemporaneo non si vedono eroi. Ma – aggiunge Eco – “gli riesce di più frequente far morire gli altri”. Adesso ci siamo.

12) “La volontà di potenza si sposta su questioni sessuali”. La guerra è un gioco difficile da giocare, il sesso pure ma ci sono più occasioni per farlo. Quelli che non ci riescono si sfogano con le armi, palesando una permanente invidia penis, e si nascondono dietro la legittima difesa.

13) “L’Ur-fascismo si basa su un populismo qualitativo”. Il popolo è rappresentato come un gruppo omogeneo con un’unica voce, senza opinioni divergenti. L’indignazione emotiva di poche persone che si sfogano su Facebook può essere presentata e accettata come “la voce del popolo”.

14)“L’Ur-fascismo parla la Neolingua”. Termine inventato da George Orwell in 1984: lessico povero che non aiuta il ragionamento, oggi esasperato dal continuo uso di slogan. Questo però non lo fanno solo i cattivisti, lo fanno tutti.

Ezechiele, 25, 17
Ezechiele, 25, 17

Il cattivismo è una nebulosa ur-fascista, roba antica, insomma, e ha bisogno di un avversario. Una volta l’avversario era il comunismo (alleato dei sovietici) accusato di “aiutare i nemici” e in questo “aiutare i nemici” troviamo già la definizione di buonismo che ci ha dato la Treccani all’inizio. Il cerchio sta per chiudersi.

Il comunismo non c’è più, quindi è stato fatto un restyling all’immagine dell’avversario, una nuova caricatura, con un background meno ideologico e più emozionale perché formato nel terzo millennio. I buonisti sono come i comunisti, però più deboli.

Oggi il cattivismo ha la narrazione più forte, perché appare efficace, reale, vero, mentre il buonismo sembra un racconto per gente dal cuore tenero, del resto è stato pensato già perdente.

Ma questo non sostituisce la realtà.

Chiediamoci – andando oltre le apparenze della propaganda – qual è la concretezza della corrente cattivista? E la sua efficacia? Come dimostrare che affondare i barconi sarebbe veramente una cosa intelligente? Come si fa a bloccare davvero l’immigrazione?

Non lo sanno.

E qui casca l’asino.

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