Calcio in Europa, una breve analisi economica

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Negli ultimi anni gli aspetti economici che girano attorno al mondo del calcio sono oggetto di interesse mediatico e non. Si parla sempre più di bilanci societari, di vincoli di spesa, di “fatturati”, nei programmi televisivi così come nei bar. Le regole Uefa sul “financial fair play”, le cifre faraoniche degli ultimi mercati e gli ingaggi monstre dei calciatori hanno contribuito senza dubbio ad accendere il dibattito e la curiosità degli appassionati di calcio, che magari fino a poco tempo fa erano interessanti solo al lato sportivo, considerando come “noiosi” gli aspetti prettamente economici. Inoltre, quello del calcio è un business in grande espansione, sebbene sia uno sport con più di un secolo di attività, nonché uno dei settori più importanti, non solo in termini economici, di molti stati, emergenti e non. Proprio per la sua importanza sociale ed economica, la società di consulenza KPMG da anni prova a stimare attraverso i suoi report il giro d’affari delle società di calcio più importanti d’Europa. L’ultimo report disponibile, che analizza le performance economiche della stagione precedente (2015-2016), traccia una sintesi interessante sul movimento calcistico europeo, particolarmente sulle fonti del valore dell’impresa calcistica.

Si stima che il valore complessivo delle 32 società calcistiche europee più importanti si aggiri attorno ai 30 miliardi di euro, in crescita rispetto alla stagione scorsa del 14%, testimonianza del fatto che il settore calcistico è in forte fermento economico; a far la voce grossa naturalmente ci sono le squadre della Premier League, che da sole valgono il 40% di tutto il campione esaminato, e le spagnole Real Madrid e Barcellona, entrambe sul podio. La vera sorpresa è rappresentata dalle squadre turche, Besiktas e Galatasaray, che hanno visto aumentare il valore di borsa rispettivamente dell’85% e del’82,8% in un anno. L’unica squadra italiana che rientra nella top ten è la Juventus, con una valore stimato attorno al miliardo e 200 milioni. Le difficoltà delle squadre italiane derivano principalmente dallo scarso appeal all’estero (un esempio su tutti, il Psg sui social ha 40 milioni di followers circa, contro i 32 milioni del Milan, che senza dubbio è di un’altra categoria per storia e prestigio) e dalle carenze strutturali (leggasi stadi di proprietà). Non a caso, mentre le squadre degli altri campionati crescono con tassi in doppia cifra, le squadre italiane, trainate dalla Juventus, crescono in valore del solo 7% rispetto allo scorso anno.

Questione anche di magliette…

Quando si è detto che il Manchester Utd avrebbe ripagato l’investimento di 100milioni di euro per Pogba con la sola vendita incrementale delle sue magliette, non era un’iperbole : il merchandising è una delle leve più potenti per una squadra di calcio, perché, a differenza dei diritti tv e dei proventi delle partite casalinghe, il raggio d’azione è globale; per di più, la potenza del brand e della leva commerciale permette alla società lauti contratti di sponsorizzazione. Per farla breve, si possono vincere tutte le competizioni di questo mondo, ma se nessuno compra le tue magliette gli sponsor staranno alla larga: l’esempio calza a pennello per le squadre inglesi, nelle prime posizioni nella speciale classifica di magliette vendute, ma che nelle competizioni europee fanno fatica ad andare avanti.

E di plusvalenze…

Per chi invece non ha un brand così potente, la via maestra per creare valore rimane il mercato: comprare giocatori per poi rivenderli a prezzi superiori. Infatti, i margini del settore sono abbastanza bassi se si considerano solo le attività operative in senso stretto (ricavi da pubblicità, partite in casa, merchandising al netto dei costi di gestione, in primis gli ingaggi), pertanto una fonte di valore e autofinanziamento per le squadre sono le plusvalenze derivanti dalla cessione dei giocatori. Il Benfica vince questa speciale classifica, con 30 milioni di margine (Ebit, ossia il differenziale tra ricavi e costi, senza considerare gli interessi e le tasse) per ogni 100milioni di fatturato; a seguire Tottenham (24%), Atletico Madrid (22,5%) e Siviglia (21%). Da considerare anche il risultato sorprendente del Manchester United, che, nonostante ingaggi elevatissimi e sontuose campagne acquisti, riesce ad avere un margine del 13%.

I diritti tv

Un’altra leva del valore per una società di calcio è costituita dai diritti televisivi, specialmente se il livello del merchandising è meno sviluppato (sebbene logicamente i due elementi siano correlati positivamente), com’è il caso delle società italiane, le più dipendenti in termini percentuali da questa fonte di valore.

Anche per i diritti tv, il sistema Premier League mostra dei risultati fenomenali, con 1,7 miliardi di sterline a stagione (che dalla prossima saranno 2,4 miliardi): non solo, la distribuzione dei proventi da tali diritti è la più equa tra le altre leghe, infatti il rapporto tra gli importi della prima e quelli dell’ultima è pari a 1,5:1, ben diverso da quello della Liga spagnola, in cui Barcellona e Real prendono 5 volte più quanto prende la squadra che ha diritto a meno introiti. Questo sistema permette alle squadre medio piccole inglesi di sostenere ingaggi considerevoli e competere con cifre importanti sul mercato, di fatto rendendo più avvincente e competitivo il campionato. In Italia, il duopolio Mediaset-Sky ha permesso comunque un incremento nel corso degli anni degli introiti provenienti dai diritti tv, mentre per l’asta 2018-2021 la strada è ancora lunga, viste le difficoltà economiche di Mediaset e l’articolazione dei pacchetti, creata ad hoc dalla Lega, che vorrebbe un aumento di 200milioni di euro rispetto al passato triennio. C’è da chiedersi questo plus da dove derivi, visto che negli ultimi anni abbiamo assistito a campionati già decisi a marzo, ad una riduzione della qualità delle squadre medio basse, con la conseguenza inevitabile che la metà delle partite da Aprile in poi (per essere buoni) non riserva alcun tipo di interesse, né da parte del pubblico, né da parte dei giocatori, che già pregustano le vacanza estive.

Tra le più importanti fonti di ricavi infine ci sono gli introiti provenienti dalle competizioni europee, Champions League ed Europa League, pari rispettivamente a 1,6 miliardi e 312 milioni di euro, che sono stati divisi secondo uno schema che premia la performance sportiva per il 60%, mentre la restante parte dipende da quante squadre dello stesso paese vanno avanti nelle competizioni. A beneficiare di questo sistema, negli ultimi anni è stata la Juventus (il calcolo non comprende l’ultima stagione, pertanto il beneficio per la Juventus sarà notevolmente amplificato dall’ultima stagione appena conclusa), che nelle stagioni 2014/2015 e 2015/2016 ha beneficiato di 165,4 milioni di euro, contro i 132,6 del Real Madrid e i 129 del Manchester City (ultima squadra della Premier ad arrivare in semifinale di Champions).

Diamo un valore

KPMG ha sviluppato un algoritmo che, partendo dal fatturato delle imprese, permette di stimare il valore dell’intera impresa calcistica, tenendo conto di tutto ciò che si è detto precedentemente, della redditività, della popolarità, del valore di mercato della squadra (i giocatori sono dei veri e propri asset!), dei diritti televisivi e dello stadio di proprietà. La classifica finale è la seguente:

(tutte le immagini sono state prese dal report “The European Elite 2017” di KPMG)

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