Catalogna: dove risiede davvero l’illegittimità?

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Con l’avvicinarsi del 1 ottobre, giorno designato dall’attuale governo catalano per il Referendum sull’indipendenza della nazionalità catalana dalla Spagna, crescono le tensioni nel territorio in questione. L’intenzione da parte del primo ministro Puidgemont di dare attuazione alla Legge sul referendum per l’autodeterminazione dell’indipendenza della Catalogna, approvata dal Parlamento catalano, nonostante il Tribunale costituzionale abbia sospeso la suddetta legge, ha determinato l’intervento della Guardia Civil al fine di sequestrare il materiale preposto allo svolgimento della votazione. La massiccia presenza dei corpi di polizia nazionale, le perquisizioni e gli arresti avvenuti all’interno degli uffici governativi locali hanno determinato una durissima reazione della popolazione locale che si è riversata nelle strade di Barcellona per protestare contro il governo centrale. Il governo di Madrid è accusato di repressione ed è additato come antidemocratico per voler impedire alla popolazione catalana, tramite l’uso della forza, di “autodeterminarsi”. Se da un punto di vista etico e morale si potrebbe anche essere d’accordo, l’utilizzo di questi concetti, da un punto di vista giuridico, è quanto mai improprio.

Uno dei punti cardine della pretesa di indipendenza di Barcellona da Madrid è il rispetto del principio consuetudinario dell’autodeterminazione dei popoli. A differenza di un sentire comune, per cui, in forza di questo principio, i “popoli” – concetto quanto mai vago del diritto internazionale – sarebbero legittimati a creare nuovi enti statali, esso è una prerogativa degli Stati. Ideato per spingere verso la decolonizzazione dell’Africa e dell’Asia, esso si rivolge all’ente statale. Una dichiarazione di indipendenza unilaterale da parte di una porzione di uno Stato non è contemplata in tal senso, anzi, ricade nel concetto di secessione, in contrasto con il principio di integrità degli Stati.

Per quanto riguarda il diritto interno, la Costituzione all’articolo 2, menziona “l’unità indissolubile della Nazione spagnola”. Non è assolutamente previsto, anzi, è vietato dalla Legge, lo scorporamento del Paese. I paragoni con la Scozia non sono calzanti, in quanto in Regno Unito, privo di una carta costituzionale scritta, il referendum sull’indipendenza scozzese è stato approvato dal governo di Londra tramite un patto con la controparte di Edimburgo.  Nel caso spagnolo, due sono le vie percorribili: un percorso legale, che dovrebbe portare, partendo da modifiche a livello costituzionale, a permettere la separazione da Madrid di porzioni territoriali e, da queste, la creazione di nuovi enti statali; un percorso illegale (quello intrapreso), che porterebbe all’autoproclamazione di indipendenza. Naturalmente, la seconda via attiverebbe (ha già, parzialmente, attivato) modalità di intervento dello Stato centrale che, in forza del diritto e della sovranità, si concretizzerebbero nell’uso della forza.

Una aspra critica mossa al governo Rajoy – anche se ad inviare la polizia è stato il Tribunale – è appunto il dispiegamento di forze dell’ordine, gli arresti e le perquisizioni volte ad impedire il referendum. L’uso della forza è prerogativa dello Stato, è il mezzo del potere centrale per garantire lo Stato di diritto, per far primeggiare il primato della Costituzione. Una violazione di una norma costituzionale è un attacco alla sovranità nazionale e alla sua unità.

Il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy

 

Da queste considerazioni, quelle accuse di atti antidemocratici rivolte al governo centrale possono essere riflesse al governo catalano che, anzi, spinge la popolazione a protestare contro il governo centrale, addirittura cercando di coinvolgere i ragazzi delle scuole.  Due le scelte che, dal centro, sarebbero potute essere prese: agire e non. Il non fare nulla avrebbe determinato una sorta di “permesso” ad infrangere la legge, sarebbe venuto meno uno dei pilastri della sovranità degli stati, il potere giudiziario. La reazione del governo è una risposta giusta e legittima ad un atto illecito di cui il governo catalano deve assumersi le responsabilità.

Giuseppe Arcidiacono

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