Crescita del Pil: c’è poco da festeggiare

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Notizia di pochi giorni fa, il Pil italiano nel secondo trimestre del 2017  è cresciuto dello 0,4 % rispetto al trimestre precedente e dell’1,5 % rispetto al secondo trimestre del 2016, un aumento superiore a quello stimato in precedenza. Un dato senza dubbio positivo, che non si vedeva da tempo in Italia: infatti, questo è il decimo trimestre consecutivo in cui il Pil dell’Italia mostra il segno più. Dieci trimestri positivi rappresentano la più lunga ripresa registrata nella serie dei dati trimestrali dell’Istat (che cominciano dal primo trimestre del 1995).

Non sono mancate le reazioni politiche : il governo ( aka Renzi) ci mette la propria bandierina, stappando bottiglie di champagne (lecitamente, sia chiaro, rientra pur sempre nel gioco della politica), mentre la maggiore forza di opposizione, il M5S, seguendo coerentemente la linea comica del suo fondatore, si inventa strambe teorie sui condizionatori (c’è davvero poco da commentare a riguardo, è chiaro che il settore energetico è una componente importante del Pil italiano, ma additare come causa principale dell’aumento dell’ottavo Pil del mondo l’uso dei condizionatori in un SOLO mese del trimestre in considerazione, neanche il più caldo dell’anno, sembrerebbe un “tantino” esagerato, anche perché nei precedenti due trimestri la crescita è stata la stessa, e nonostante non ci siano più le mezze stagioni, a marzo si può stare bene anche senza aria condizionata). Tra lo sconfinato entusiasmo renziano, sorretto anche dalla stampa amica, che parla addirittura di “Renzinomics”, e la banda grillina del complotto dei condizionatori, vi deve essere per forza  un’analisi causa-effetto più lucida di un dato, che certamente è positivo, ma che non va letto asetticamente.

Causa ed effetto, partiamo da qui. La prima domanda da porsi è: questo dato positivo è merito delle misure economiche intraprese dal governo negli ultimi anni? Dare una risposta certa è impossibile, però i dati dell’Eurozona, forniti da Eurostat, possono aiutarci:

Come si evince dai dati, l’Italia sì cresce, ma meno degli altri paesi dell’Eurozona. Germania, Spagna, Francia, Portogallo, tutti hanno fatto meglio dell’Italia, ad eccezione del Belgio. Allora si inizia già ad intuire che questo +1,5% rispetto al 2016 è sì positivo, ma non c’è da strapparsi i capelli: l’Italia semplicemente si trova coinvolta in una congiuntura economica positiva. Insomma, l’Italia cresce grazie principalmente a questo “risucchio” congiunturale, il nocciolo della questione è capire quanto di “strutturale” c’è in questa espansione italiana. Si poteva far meglio? Naturalmente non c’è la controprova, ma la risposta che mi sento di dare è sì, basta vedere i tassi di crescita degli altri paesi; poi è chiaro che ogni singolo stato ha una storia a sé, ma la sensazione è quella di aver perso un’occasione di crescita più robusta. L’unico merito che si può dare al governo è quello di non aver fatto perlomeno danno, lasciando che il paese si facesse trascinare da quest’onda positiva, il che per un’inguaribile pessimista come il sottoscritto non è poco.

Pessimismo sterile? Non proprio. Il vero problema è la lentezza di questa ripresa economica rispetto al passato: in 10 trimestri il Pil italiano è cresciuto complessivamente del 2,8%, contro il 3,4% degli otto trimestri del 2009-2011 e il 4,6% dei nove trimestri 2005-2007.

 

 

 

 

Inoltre, il Pil italiano dopo due e anni e mezzo di crescita è ancora di 6 punti percentuali al di sotto del livello pre-crisi (2008), mentre complessivamente nell’Eurozona il Pil è tornato ai livelli pre-crisi nel secondo trimestre del 2015. Solo Italia, Portogallo, Finlandia, Grecia e Cipro non hanno recuperato lo spread rispetto al livello del 2008: fatto 100 il livello del Pil pre-crisi, l’Italia si trova a 94,3, Cipro a 96, mentre Portogallo e Finlandia sono prossime al recupero ( 98); solo la Grecia è messa peggio, ferma a quota 75. Alla luce di ciò, con un contesto economico così favorevole (e chissà quanto durerà ancora), con un livello del Pil che ancora è inferiore a quello pre-crisi , chi vuol festeggiare lo faccia pure, io rimarrò comodamente in disparte.

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