Freni Inibitori: la causa della nostra angoscia?

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Che cosa s’intenda per freni inibitori è molto semplice. In poche parole, essi rappresentano una specie di imponente barriera presente tra ciò che noi siamo e ciò che manifestiamo pubblicamente. Concettualmente si può pensare a loro come a un meccanismo di difesa dall’ambiente a noi circostante; ma è certo che sia una difesa sempre benevola e ben accetta? Quante volte capita di provare angoscia e frustrazione a causa loro?

“Ogni impulso che soffochiamo ci rovina l’esistenza”

Oscar Wilde

Accorgersi quotidianamente della loro azione continua non è difficile, anzi, è fin troppo facile. Banalmente, i freni inibitori agiscono in quasi tutto quello che facciamo e/o diciamo, limitando significativamente la nostra reale volontà e la nostra personale libertà di espressione. La società in cui nasciamo, cresciamo e viviamo, nonché gli insegnamenti genitoriali, edificano, nel corso della nostra vita, una struttura artificiale poggiata però su fondamenta naturali e istintive. Col passare degli anni, questa struttura si arricchisce continuamente di piani, stanze e dettagli ma risente in continuazione delle scosse del subconscio. La repressione di queste scosse è spesso una delle cause dei nostri malesseri psichici, come ansia, depressione e angoscia. Perché allora, giorno dopo giorno, si persevera nel tenere a bada i propri  istinti tramite questi freni? Non sarebbe molto più liberatorio un bel terremoto interiore?

“Colui che fa di se stesso una bestia, si libera della fatica di essere un uomo”

Samuel Johnson

Probabilmente la risposta è affermativa, per un primo momento, ma molto più complessa andando a scavare più a fondo. Il problema sta nel fatto che la società che ci sta attorno e in cui viviamo è totalmente incompatibile con uno stile di vita senza freni inibitori. La parola chiave, nella lista delle leggi che regolano la convivenza tra individui di una comunità, è Equilibrio, centrato in un intorno in cui si trovano accettabili dosi di “stravaganza” e “particolarità”. Tenere sotto controllo i nostri impulsi ci permette quindi di condurre, o di provare a condurre, una vita ordinata e conforme a quelli che crediamo siano (e inconsciamente ci imponiamo che sia così) i nostri desideri. Perciò viviamo dando zero importanza a cosa vogliamo dire/fare davvero e controbilanciamo dicendo/facendo quello che la società si aspetta da noi. Agire liberamente ci spaventa, a causa delle reazioni della gente, più della continua repressione.

Modi per sapere come sarebbe la nostra vita se decidessimo di liberarci del tutto dalle nostre catene, ovviamente, non ce ne sono; ci si può però andare vicino facendo uso di sostanze psicotrope come l’alcol. In questo caso però l’effetto sarebbe temporaneo e, non essendo stata una scelta di vita ma solo una normale “sbandata”, la più diretta e ovvia delle conseguenze sarebbe una gran vergogna per ciò che si è fatto inconsciamente. Nella pratica, una tale scelta di vita all’interno di una comunità con altri individui, come già detto, non potrebbe che restare un’utopia. Nel giro di pochissimo tempo, ciò porterebbe a un totale isolamento del soggetto, causato fondamentalmente dai preconcetti della gente e dal suo insopprimibile desiderio di giudicare il comportamento altrui.

Le considerazioni finali rispecchiano perfettamente il comportamento della società in cui viviamo, un posto in cui chi si lascia più andare, allentando di tanto in tanto le briglie, è più predisposto a sentirsi felice e a suo agio con se stesso, chi invece si tiene tutto dentro o simula in continuazione una farsa è condannato alla depressione e al rimorso. Il troppo ci impedirebbe la vita nella società, il troppo poco ci nega la serenità. Del resto, in medio stat virtus.

Filippo Costa

 

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