Game Therapy: gli Youtubers sono il futuro (forse)

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Prima di iniziare questo articolo una domanda sorge spontanea: quanti cazz* di anni ha il personaggio di Clapis nel film?! No seriamente, il suo personaggio va ancora al Liceo e dimostra 35 anni. Già con questi presupposti il film non parte nel migliori dei modi, e infatti tale pellicola, diretta dal celeberrimo Ryan Travis (#chicazzoèryantravis) è forse uno dei punti più bassi non solo della cinematografia nazionale, ma anche mondiale… anzi proprio interstellare. Se esistessero gli alieni e avessero anche loro una forma di intrattenimento chiamata “Cinema” sono certo che qualsiasi loro film, anche i Porno Marziani, sarebbe più gradevole di questo aborto del Diavolo chiamato “Game Therapy”.

"Non so cosa cavolo sto facendo, ma lo sto facendo male"
“Non so cosa cavolo sto facendo, ma lo sto facendo male”

Prima di stroncare questo film, però, è necessario e dovuto fare un applauso alle dodici persone (dodici, non scherzo) che hanno scritto sceneggiatura e soggetto. Perché in Italia ormai il “film di genere” è morto, ed oltre alle commediole e ai film drammatici di quelli a cui sono morti mamma, papà, cognato, zio e gatto, non si riesce a produrre nulla riguardante gli altri generi, e quando ci si prova il risultato non è mai ottimale (per non dire che fanno schifo al…)

Quindi grazie dodici tizi sconosciuti che avete provato a fare un film sci-fi a tema videoludico. Peccato che tutti e dodici messi assieme non ne fate mezzo buono.

La trama è più o meno questa: Francesco (Favij) è un ragazzo intelligente e ironico che però, essendo fissato con i videogame, viene creduto dai genitori l’incarnazione del demonio e quindi essi lo trascinano da vari psicanalisti. Premendo tasti a caso (di nuovo, non scherzo) su di un computer, riesce a creare un mondo virtuale nel quale rifugiarsi. Giovanni (Clapis) è un pluribocciato che, come detto, sembra avere 35 anni, e non sa se lavorare o andare all’università (un giusto dilemma per uno che a quasi 40 anni va ancora al liceo). I due cercheranno di risolvere le loro difficoltà con questa realtà virtuale creata da Francesco. Perché si!

"Favij, ma in quale schifo di universo siamo finiti?" "Non è importante, qua fanno film sicuramente migliori del nostro"
“Favij, ma in quale schifo di universo siamo finiti?”
“Non è importante, qua fanno film sicuramente migliori del nostro”

Con questo presupposto, l’illustre Ryan Travis (di nuovo, chi diamine è sto tizio?) dirige un film scritto male e raccontato peggio, dove il tutto è molto confuso e va compreso sulla fiducia e dove gli attori protagonisti hanno il livello di recitazione pari a quello di una recita scolastica (e i bambini ci credono di più). Persino i costumi usati nel film hanno una fattura peggiore di quelli cuciti dalla nonna per i nipoti che devono fare un Cosplay ad una delle varie fiere del fumetto, il che è sconcertante.

Il soggetto stesso del film è vecchio di almeno vent’anni, con un presupposto banalissimo (fuggire dalla realtà e rifugiarsi in un mondo virtuale) girato senza nessun guizzo e anzi, senza alcun amore e rispetto per la materia trattata.

Credo che però il vero problema di questo film sia proprio nel motivo della sua realizzazione, ovvero mettere nomi randomici di Web Stars celebri in un’unica pellicola e scrivere un soggetto un minimo interessante. Perché ci sono io, 21 enne criticone che cerca sempre il pelo nell’uovo, che polemizza sullo scempio che questo film è, ma ricordiamoci che il target d’eta di questo film varia dai 10 ai 15 anni. E i bambini di come è montato il film, di come è recitato e di come è raccontato gliene frega un caizer, perché “c’è il mio iutuber preferito mamma andiamolo a vedere!”. E per di più, Zoda e Decarli (quest’ultimo, l’unico che recita in maniera quasi decente)  si vedono nel film cinque minuti se non di meno, quindi immaginate un ragazzino che va a vedere questo film(accio) per uno di questi due Youtubers appena citati e si becca invece un’ora e mezza di Clapis e Favij, che magari gli stanno pure sul cazz*. Oltre al putridume che questo film è. ci si mette di mezzo anche la pubblicità ingannevole! Bravi così!

Ragazzi seriamente... devo commentare?
Ragazzi seriamente… devo commentare?

E parlando di pubblicità, il vero protagonista di questo film è il Carrefour, il quale logo compare ogni tre minuti durante la pellicola. Perché ormai la “pubblicità occulta” è roba vecchia, ora ti distruggono il cervello mostrandoti lo stesso marchio per un’ora e mezza finché, esanime, non esci dalla sala urlando a squarciagola “VOGLIO DEI CAZZO DI AFFETTATI!”

E quindi, per concludere, cos’è Game Therapy? E’ una mera operazione commerciale che fa dei nomi degli “”””attori”””” protagonisti il suo punto di forza. E basta, perché questo film, costato pure due milioni (che potevano benissimo dare in beneficenza o usarli al posto della legna nel camino), non è nient’altro che questo, ovvero un prodotto nato per far andare i bambini al cinema. E se non è un Game Over questo per il cinema italiano poco ci manca.

Paolo Saccuzzo

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