I figli di Chivington nel Rio Doce

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“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche”

Toro Seduto,capo Lakota

Interi sistemi di pensiero hanno basato le loro tesi sulla certezza della razionalità della mente umana.Eppure ci sono momenti in cui la stessa mente arriva a concepire qualcosa di profondamente irrazionale,incomprensibile,ossia la presunta certezza di appartenere ad un altro mondo,e ciò la porta a considerare questo mondo su cui poggiamo i nostri piedi come qualcosa di temporaneo,di superfluo alla vera essenza dell’uomo.

Non è istinto animale,perché non si è mai sentito parlare di un essere vivente oltre l’uomo capace di distruggere il proprio ambiente in nome di un guadagno egoistico ed effimero,è l’irrazionalità che porta l’uomo a corrodere la propria natura dimenticando quello che per millenni è stato uno dei principi basilari dell’uomo,il rispetto per la natura ucciso a colpi di banconote e assegni bancari.Alla fine del 1700 l’uomo industriale ha detronato quegli imperativi di armonia e rispetto fondamentali fino ad allora sostituendo la cultura del bello con quella del brutto,del conforme,del monotono,e l’unico imperativo è diventato fare soldi,farne il più possibile in ogni modo possibile.Sembra quasi che l’uomo nella sua follia creda di poter acquistare un pianeta nuovo come se fosse una matita,come se la morte della Terra possa essere giustificata da una somma di denaro.

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I disastrosi danni causati dal fango tossico sul terreno

Toro Seduto  pronunciò questa frase quasi 150 anni prima dell’immane catastrofe abbattutasi sul brasiliano Rio Doce,prima che 62 milioni di metri cubi di fango tossico si riversassero dalla diga di Marais verso il fiume lasciandosi dietro un intero ecosistema scomparso per sempre e portando avanti acque inquinate di arsenico e mercurio verso l’Atlantico.

L’occidentale ha conquistato quello stesso mondo che ora continua a distruggere senza ritegno,lo ha conquistato con la violenza proprio su quei popoli che avevano un grandissimo legame con la natura oggi ridotti a poche migliaia di persone.Un esempio è proprio lo sterminio dei nativi americani in nome della fame di terre di pionieri ingrati per la loro ospitalità e autori di un massacro che credono di poter nascondere dietro l’ipocrita “Thanksgiving day”.Il rapporto tra uomo bianco e nativi trova un esempio emblematico nel 1864 quando a Sand Creek una intera tribù Cheyenne di oltre 600 persone è stata barbaramente sterminata dalle truppe del colonnello Chivington,proprio il 29 novembre scorso ricorrevano 151 anni da quel massacro.

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La superficie dell’acqua si è tinta di un rosso innaturale,è un mare di morte.

C’è chi oggi ha ripudiato quella triste pagina della storia americana,eppure sembra paradossale che proprio chi ha ottenuto enormi profitti da quegli stermini stia oggi a sputare su Chivington.Il giovane colonnello è piuttosto un “eroe nazionale” della società moderna americana,da cui purtroppo ancora oggi molti prendono esempio.

Il disastro del Rio Doce è avvenuto proprio nei giorni della Conferenza di Parigi sul clima nella totale indifferenza dei media internazionali ovattati da un paese come il Brasile che non vuole perdere prestigio in vista delle Olimpiadi e che ha già a partire dal mondiale di calcio del 2014 un’opinione pubblica che si oppone alle enormi quantità di denaro spese per questi eventi in un paese che ha più di un quarto della popolazione che vive con meno di due dollari al giorno.

Parigi,Rio Doce,gruppi industriali e Chivington,i primi due sono separati da un oceano e soffrono maledettamente l’irrazionalità umana del terrorismo islamico e di quello nei confronti dell’ambiente,gli altri due sono separati da 150 anni di eventi,ma condividono in fondo gli stessi principi;perché in fondo la vittoria del mondo occidentale si è consumata anche sul Sand Creek,e gli industriali responsabili del disastro del Rio Doce sono figli di Chivington,del suo cinismo e del suo opportunismo che lo hanno portato ad infrangere un trattato di pace nel nome della straripante fame di terre dell’economia americana.

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Visione dall’alto di una minima parte dell’enorme ambiente devastato dal fango

Il Rio Doce è morto come le tribù Cheyenne,tradito dall’uomo che è stato trattato benevolmente dalla stessa natura a cui oggi volta le spalle per affidarsi a falsi ideali.

E di fronte a questa catastrofe mi sorge spontaneo chiedermi perché non organizzare l’ennesima conferenza farsa sul clima dopo Kyoto proprio lì o in quello che rimane della Foresta Amazzonica proprio nel momento in cui un bulldozer sta abbattendo un albero secolare.

Forse è difficile da spiegare ciò che è irrazionale nel momento in cui sei costretto ad un confronto diretto con quello che tu stesso hai creato,e allora meglio chiudersi nella Parigi del terrore dove non è possibile manifestare per giocare a fare gli dei intorno ad un tavolo fingendo di voler sacrificare i propri profitti a favore del Pianeta,e poco conta se dal 1997 ad oggi non è cambiato nulla,tanto i tg non faranno mai domande scomode e il pubblico starà lì ad aspettare l’intervista al cantante belloccio di turno o al fenomeno sportivo del momento,mentre la terra su cui camminiamo cade a pezzi distrutta dalla nostra indifferenza.

Davide Scalia.

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