La morte secondo Umberto Eco

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Nel 1997 Umberto Eco redasse un articolo irriverente e originale: “Come prepararsi serenamente alla morte”


La morte di Umberto Eco lascia un vuoto difficilmente colmabile. Nel 1997 Umberto Eco aveva scritto,sul settimanale L’Espresso,un’arguta quanto acuta riflessione sull’attesa della morte,poi confluita nella raccolta “A passo di gambero“intitolata “Come prepararsi serenamente alla morte”: osservazione paradigmatica sulla finezza del suo pensiero e sulla sua abilità nel scandagliare gli aspetti più celati della natura umana e metterli a nudo,congiuntamente alla sua qualità stilistica e logica nel tenersi in equilibrio tra serietà e ironia. In questa argomentazione,sull’attesa della morte e la preparazione dell’essere a questa ineluttabilità, irride la nostra propensione a voler ritenere sempre gli altri inferiori a noi,ma al contempo la rivendica.

Recentemente un discepolo pensoso (tale Critone) mi ha chiesto: “Maestro, come si può bene appressarsi alla morte?” Ho risposto che l’unico modo di prepararsi alla morte è convincersi che tutti gli altri siano dei coglioni. Allo stupore di Critone ho chiarito. “Vedi,” gli ho detto, “come puoi appressarti alla morte, anche se sei credente, se pensi che mentre tu muori,giovani desiderabilissimi di di ambo i sessi danzano in discoteca divertendosi oltre misura, illuminati scienziati violano gli ultimi misteri del cosmo, politici incorruttibili stanno creando una società migliore, giornali e televisioni sono intesi solo a dare notizie rilevanti, imprenditori responsabili si preoccupano che i loro prodotti non degradino l’ambiente e si ingegnano a restaurare una natura fatta di ruscelli potabili, declivi boscosi, cieli tersi e sereni protetti da un provvido ozono, nuvole soffici che stillano di nuovo piogge dolcissime? Il pensiero che, mentre tutte queste cose meravigliose accadono, tu te ne vai, sarebbe insopportabile.
Ma cerca soltanto di pensare che, al momento in cui avverti che stai lasciando questa valle, tu abbia la certezza immarcescibile che il mondo (sei miliardi di esseri umani) sia pieno di coglioni, che coglioni siano quelli che stanno danzando in discoteca, coglioni gli scienziati che credono di aver risolto i misteri del cosmo, coglioni i politici che propongono la panacea per i nostri mali, coglioni coloro che riempiono pagine e pagine di insulsi pettegolezzi marginali, coglioni i produttori suicidi che distruggono il pianeta. Non saresti in quel momento felice, sollevato, soddisfatto di abbandonare questa valle di coglioni?

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