Lo strano caso delle micronazioni

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A chi non piacerebbe essere sovrano di un proprio, piccolo Stato e governarlo? Non sono neanche pochi coloro che, approfittando di lembi di terra dimenticati, compresi tra Stati diversi e non contesi, piattaforme dismesse e isolotti naturali o artificiali, hanno pensato di prenderne possesso, dichiarandone l’indipendenza. Nate per pura goliardia, in segno di protesta, per desiderio di libertà dalle leggi degli Stati già esistenti, queste entità sono generalmente isolate, spesso temporanee, pressoché disabitate, internazionalmente irrilevanti e non riconosciute. Date queste caratteristiche, non sembra difficile capire il perché vengano definite micronazioni.

Una micronazione può essere qualsiasi entità che, nella sua piccolezza e irrilevanza, tenti di presentarsi e imporsi come Stato sovrano. Nella storia se ne trovano innumerevoli e variegati esempi, alcuni di brevissima durata, altri più estesi. Vediamone alcuni.

sealandIl Principato di Sealand è, nel variegato mondo delle micronazioni, l’entità più nota e durevole. Si trova al largo del Regno Unito, oltre le acque territoriali inglesi, su di ex un forte militare britannico. La Rough Tower, cioè la struttura che ospita il presunto Stato, viene occupata nel 1965 dal radio-pirata Roy Bates, il quale, abbandonata l’idea di usare la struttura per installare un nuovo impianto di trasmissione illegale, decide di rendere la piattaforma abitabile e ne dichiara l’indipendenza il 2 settembre 1967. Alla famiglia di Bates si uniscono altre persone e la struttura del paese iniziò così a a prendere forma: la forma di governo stabilita è il Principato, con a capo lo stesso Bates che si autoproclama Roy I; appoggiandosi al servizio postale belga, se ne istituisce uno internazionale silandese; vengono creati la bandiera e stemma nobiliare e composto l’inno nazionale E mare libertas; si inizia a battere moneta (il dollaro di Sealand), a emettere francobolli e a stampare passaporti e documenti d’identità, a vendere titoli nobiliari che, naturalmente, hanno prettamente un valore simbolico, non essendo validi al di fuori dei 550 metri quadri della piattaforma; viene promulgata una costituzione e varato un governo composto dai ministri degli interni, degli esteri e delle telecomunicazioni . Ma la storia di Sealand è fatta anche di intrighi e veri e propri colpi di Stato: il primo ministro Achenbach (tedesco), approfittando dell’assenza della famiglia Bates, sequestra il figlio Michael e prende possesso del Principato. Bates e fedelissimi organizzano un contro-assalto, riconquistano la piattaforma e catturano Achenbach, rendendolo così “prigioniero di guerra”. La Germania contatta il Regno Unito per risolvere la questione, ma le autorità inglesi rifiutano per mancanza di giurisdizione. Alla Repubblica Federale Tedesca non resta altro che inviare un proprio agente diplomatico per trattare la riconsegna del proprio cittadino. Bates cede il prigioniero in breve tempo, soddisfatto del fatto che l’aver portato la Germania ad inviare un proprio agente diplomatico e la dichiarazione di non giurisdizione britannica costituiscano impliciti riconoscimenti di indipendenza e sovranità.

seborgaPochi giorni fa si è discusso a proposito di un colpo di Stato nel presunto Principato di Seborga, in Liguria. Seborga, comune in provincia di Imperia, mantiene ancora oggi, accanto alle autorità amministrative italiane, istituzioni di rappresentanza indipendenti, più simboliche che effettive, che tuttavia influenzano le scelte politiche locali. La legittimità dell’indipendenza di Seborga viene fatta ricondurre ad un errore giudiziario: l’atto di acquisto sabaudo non venne registrato, per cui, legalmente, Seborga non venne mai annesso al Regno di Sardegna né, di seguito, al Regno d’Italia, sebbene de facto ne facesse ormai parte. In forza di questa “dimenticanza”, dal 1963 se ne dichiara l’indipendenza dall’Italia, non come atto di secessione, ma di ripristino di un diritto statuario precedente. Seborga batte una moneta propria -il luigino-, accettata dagli esercizi commerciali locali, emette francobolli e targhe automobilistiche da affiancare a quelle italiane. Si citava di tentativi di colpi di Stato. Ebbene, le pretese al trono del piccolo Stato avanzate dalla principessa Yasmin von Hohenstaufen Avril de Burey Anjou Puoti Plantagenet Canmore troverebbero forza dalla secolare, suggestiva e mitica storia di Seborga, che si rifarebbe addirittura ai templari, del cui Gran Maestro Folco d’Anjou Plantagenet la presunta principessa si dichiara discendete. Le ragioni a favore della sovranità e dell’indipendenza del paese vengono portate avanti, in forza di un pronunciamento in tal senso della Corte internazionale dell’Aja del 2006.

ladonia1Non ha gradito lo scultore Vilk Lars la decisione delle autorità svedesi di rimuovere le imponenti opere d’arte, Nimis Arx, realizzate dall’artista utilizzando legna caduta nel bel mezzo di una riserva naturale. Classificate dalle autorità come “edifici”, le strutture dovevano essere rimosse. Quale migliore soluzione, al fine di escludere quella remota porzione della penisola di Kullaberg dalla giurisdizione svedese, se non di dichiararla Stato sovrano? Il Principato di Ladonia nasce così nel 1996. Nessun residente, migliaia i cittadini. Grazie, infatti, ad un sito online è possibile richiedere la cittadinanza e supportare, così, la causa artistica. Il Principato si è dotato di un regnante e di ministri di ogni genere (del jazz, di internet, della letteratura, della fantascienza, dell’ozio) e ha dato vita ad una politica estera tanto impegnata quanto goliardica. Non riuscendo ad impedire la rimozione di una sua terza opera, Omfalos, ad opera del governo svedese, la Ladonia dichiara guerra (virtualmente) alla Svezia, insieme agli Stati Uniti e a San Marino. Inoltre, viene avviata una ingente campagna di colonizzazione del globo: bandiere del Principato (croce verde su sfondo verde) vengono piantate in ogni dove nel mondo, sia realmente che con fotomontaggi.

Variegate e disparate possono essere le ragioni che possonorockall-5[2] ispirare la creazione di un nuovo stato. Anche la protesta contro particolari posizioni governative possono approdare ad una tale azione. E’ il caso del Waveland, fondato da tre attivisti di Greenpeace su di uno scoglio che affiora nell’Oceano Atlantico, conteso tra Regno Unito, Irlanda, Islanda e Danimarca. La dichiarazione è provocata in risposta ai tentativi di possedimento da parte di questi quattro paesi che sono interessati allo sfruttamento delle risorse sottomarine cui il possesso dello scoglio darebbe accesso. L’iniziativa ha suscitato particolare interesse tant’è che, nonostante siano stati 3 i residenti sul territorio (era stata costruita una cabina autoalimentata perché gli attivisti potessero stabilirsi sullo scoglio), i cittadini superano le 15.000 unità. L’intenzione non era di creare un nuovo Stato sovrano, ma di attirare l’attenzione pubblica sulla tematica dello sfruttamento dei territorio, rendendo Waveland uno “Stato globale”.

 

Mandatory Credit: Photo by CROPIX/SIPA/REX Shutterstock (4666638d) The flag of Liberland Czech man proclaims new sovereign state of Liberland between Serbia and Croatia - 15 Apr 2015 The no-man's land between Serbia and Croatia was declared, at 7 sq. km, the smallest independent sovereign state in the Balkans. It is 'Liberland', to which its 'President', Czech Vit Jedlicka, invites all who respect the principle 'live and let live', and are not extremists. Liberland lies on the banks of the Danube between Backi Monostor and Zmajevac. Jedlicka claims that it was created entirely in accordance with international law as it is based on the no-man's land which was not claimed either by Serbia or Croatia in the process of demarcation. Vit Jedlicka, from the fringe party of the right wing close to the former Czech leader Vaclav Klaus, expressed hope in a statement that 'an independent, sovereign Liberland', will first be recognized by Serbia and Croatia and then other countries of the world. Liberland has a flag, coat of arms, constitution and laws, and is already handing out citizenships and invites to those believing in peace.Sulla scia del già citato Sealand, nasce, nel cuore dell’Europa, la recentissima Libera Repubblica di Liberland. Approfittando di un territorio non solo non conteso tra Serbia e Croazia, ma rispettivamente assegnato all’altro paese e, di fatto, non reclamato da nessuno (terra nullius), l’aitante cittadino ceco Vìt Jedlica dichiara in quel lembo di terra la fondazione di questa nuova entità statale, il 13 Aprile 2015. Le caratteristiche risultano essere abbastanza particolari, sicché il fondo dello Stato è la “libertà”, intesa come scarsa imposizione dello Stato e volontarietà del cittadino. Quattro i requisiti per richiedere la cittadinanza: 1. rispetto delle altre persone e delle loro opinioni, 2. rispetto della proprietà privata, 3. non avere un passato da estremista ideologico, 4. avere la fedina penale pulita. Se da una parte questa realtà ispira timori per un possibile favoreggiamento all’evasione fiscale, dall’altro questa “terra della libertà” ha già ottenuto non poco consensi, specialmente per chi proviene “dall’altro lato del Mediterraneo”.

Quanti elencati sono una minima parte delle cosiddette micronazioni, che nascono e muoiono in continuazione. In definitiva, non sono altro che piccole entità, reali o presunte tali, che ricopro un’importanza marginale sul piano internazionale ma che, sicuramente, costituiscono degli unica curiosi e ispiratori.

Giuseppe Arcidiacono

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