L’Unione Europea e la crisi degli Stati-nazione

Condividi la notizia con i tuoi amici

Nel precedente articolo avevamo affrontato la questione relativa all’agognata secessione catalana,in particolar modo mettendo in risalto la sussistenza o meno di una base normativa internazionale sulla quale coonestare le richieste degli indipendentisti,la sua attualità con l’epoca contemporanea e la convenienza o meno di una tale scelta. Oggi invece approfondiremo un altro aspetto,in prosecuzione di quello precedente,solo più generale e non specifico della situazione spagnola(anche se riferimenti ad essa verranno fatti per approntare un esempio pratico al discorso),relativo al rapporto tra secessioni,stati-nazione e loro ineluttabile crisi,mettendo in evidenza l’avvento dell’UE come causa della stessa crisi.

Tra tutte le specificità che discriminano tra loro le varie istanze secessionistiche europee,sia per i soggetti coinvolti,che per le loro posizioni politiche,che per le modalità di attuazione dei loro propositi,qual’è l’elemento che però li apparenta? Il richiamo all’idea di popolo, di nazione e di Stato. Risulta agevole intuire che i tre lemmi sono intimamente legati; così legati da essere soggetti a facili interpretazioni che ne confondono la semantica.  Nel corso dei secoli i tre concetti sono stati esposti infatti a plurimi dibattiti teorici che ne hanno delineato e rimodellato,in una continua spirale,i confini e tutt’oggi la questione su di essi non è ancora chiusa,ma in linee generali è bene fare preventivamente una certa chiarezza terminologica,seppur parziale e senza presunzione di alcuna esattezza per termini i cui confini sono molto labili,per avere poi la possibilità di proseguire:

Cos’è il Popolo? Nel suo significato più stretto è un termine giuridico che indica genericamente tutti i soggetti che godono della cittadinanza di un paese,tali da essere titolari della sovranità. Il termine non va confuso con quello di popolazione,che indica genericamente tutti gli abitanti di un dato luogo,senza distinzioni di cittadinanza,così che la popolazione sarà sempre superiore,in percentuale,al popolo.

La Nazione rappresenta invece un gruppo di persone che condividono caratteristiche comuni quali lingua,tradizioni,storia,costumi e cultura. La nazione e la sua idea quindi matura,inevitabilmente,nel tempo,poiché necessita di basi storiche e culturali solide su cui fondarsi. Una nazione(quindi il gruppo di persone) può essere rappresentata da uno Stato, che garantisce un ordinamento giuridico e ne afferma la sovranità. In tal caso si parla di Stato-nazione. Lo Stato-nazione è uno Stato costituito da un comune elemento culturale e/o etnico omogeneo. In esso i cittadini  condividono linguaggio, cultura e valori diversamente da quanto può avvenire in altri stati.

In definitiva,per riassumere in maniera del tutto approssimativa: in senso stretto, se la nazione indica le persone,il gruppo di appartenenza,che condivide cultura,storia,lingua,tradizioni e costumi,il popolo indica invece il comune sentimento di appartenenza,dato dal fatto che i soggetti di tale gruppo godono tutti della cittadinanza di un paese e quindi titolari della sovranità. Lo Stato indica la legittimazione amministrativa e lo Stato-nazione,conseguentemente,uno Stato in cui vive un gruppo di individui molto omogeneo,proprio perché legati da fattori comuni(nazione). Il termine popolo,si noti,come sia più duttile,come abbia un carattere più estensivo rispetto a quello di”nazione”. Il primo infatti può essere utilizzato sia in campo giuridico(prevalente) che in quello sociologico. Il termine nazione invece solo in quest’ultimo campo.  I termini sono spesso confusi anche a livello internazionale,ma se si assume ciò come presupposto,ne discende necessariamente che l’utilizzo dei due termini debba esser soggetto a una maggior accuratezza,nell’indicare con “nazione” il gruppo unito da legami storico-culturali e con “popolo” il gruppo di individui che godono della stessa cittadinanza.

Senza pretesa di risolvere in questa sede la secolare disputa sui due concetti,ma avendo marcato alcuni confini,ammesso per di più il precipuo significato di “popolo”,ecco che si sgretola dinnanzi ai nostri occhi la legittimazione del richiamo all’idea di “popolo” avanzata dalle varie fazioni secessionistiche d’Europa: se infatti il termine popolo sta a indicare i soggetti uniti da un legame giuridico con lo Stato e titolari,per tal motivo,della sovranità,attesa l’inesistenza di uno Stato catalano,ne consegue l’inesistenza(giuridica) di un popolo Catalano. Sarebbe allora più opportuno parlare di una “nazione” catalana? Certamente è bene sottolineare come la Catalogna abbia mantenuto una forte indipendenza culturale e linguistica. Attualmente in Catalogna la lingua catalana è ampiamente parlata,anche nelle scuole,la regione è la più ricca della Spagna e ha mantenuto una forte connotazione culturale,ma ecco che qui interviene un fattore che attenua l’idea di nazione; un fattore tra l’altro relativamente moderno per le sue dimensioni e la sua diffusione,anche se il fenomeno non è affatto nuovo nella storia dell’uomo,anzi si potrebbe dire che rappresenta un paradigma ontologicamente presente nella nostra specie: l’immigrazione. A questo elemento se ne aggiunge un secondo,forse meno intuibile,rappresentato dall’Unione Europea. Del primo però discorreremo in un altro articolo.

Immigrazione e UE stanno dando il colpo di grazia agli Stati-nazione.  Nel XX secolo infatti si è assistito alla creazione di una nuova entità sovranazionale,il cui divenire oggi appare in bilico,ma che ha dato una decisiva spallata all’idea classica di Stato-nazione: l’Europa. L’idea principe che ha permesso la sua creazione si fondava proprio sulla necessità di un superamento dello Stato-nazione e ciò lo si può evincere sin dalla dichiarazione Schuman,che in un suo passaggio recita:” L’Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L’unione delle nazioni esige l’eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania”. Già lo stesso Schuman ipotizzava un’unione delle nazioni,che implica necessariamente il superamento della sua tradizionale concezione e dell’idea di sovranità. Il riconoscimento e l’accettazione da parte di Stati-nazionali di un’entità sovranazionale che possa incidere sulle sue politiche,determina la necessaria cessione di una sempre maggior quota di sovranità alla stessa. Se la scelta di politiche economiche(e non solo) è subordinata a regole comunitarie,ecco che vien meno una parte di legittimazione degli Stati-nazione,ove tutto era deciso dallo Stato centrale. La cessione di sovranità trova pure legittimazione nell’art. 11 della nostra Costituzione: “L’Italia […] consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Ma c’è un altro elemento che contribuisce in maniera preponderante alla crisi del sistema degli Stati-nazionali. L’integrazione comunitaria attraverso Schengen ha rappresentato e rappresenta tutt’oggi uno dei pilastri della struttura “Europa” e forse il maggior contributo al superamento dell’idea di nazione. Se in passato infatti gli Stati-nazionali facevano coincidere i confini dello Stato con i confini della nazione,cioè del gruppo etnico-culturale dominante ed erano quindi caratterizzati da una rigida chiusura degli stessi e se questo principio rappresentava il paradigma fondante la nazione ottocentesca,gli accordi di Schengen hanno invertito il processo,anche se limitato solo ai cittadini degli stati membri. Se i confini nazionali diventano più labili,se viene imposto il principio della fruibilità del territorio di uno Stato a una percentuale di popolazione superiore alla tradizionale componente culturale e linguistica dominante,superiore alla stessa percentuale di popolo(in qualità di cittadini) dello stesso,decade un’altro degli elementi caratterizzanti gli Stati-nazione,verso la costruzione,seppur ancora lontana, di una cittadinanza comunitaria,grazie anche alla connessione che si stabilirebbe tra libertà di circolazione ed esercizio dei diritti politici.

In tale quadro storico appare arduo comprendere la logica che risiede dietro le istanze secessionistiche di gruppi politici europei: che senso ha intraprendere battaglie neo-nazionaliste in un contesto europeo dove gli stessi stati-nazionali mutano radicalmente i loro connotati?  Che senso ha costruire uno Stato catalano se,come i leader secessionisti asseriscono,il loro desiderio è poi quello di rientrare nell’unione europea,perdendo quindi quella parte di sovranità per la quale hanno lottato anni prima?

Marco Caramma

P.S. prossimamente articolo su “immigrazione e Stati-nazione: come il fenomeno migratorio incide sul superamento degli stati nazionali”

 

Condividi la notizia con i tuoi amici

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *