Monopolio e libertà di informazione

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La libertà di informazione fa parte di quel novero di libertà rientranti nella categoria delle libertà fondamentali e irrinunciabili dell’uomo,specificatamente tra quelle comprese nella grande famiglia della libertà di manifestazione del pensiero. Quest’ultima si ramifica,nei fatti,nella libertà di stampa,di parola e non per ultimo per importanza proprio nel diritto di informazione e all’informazione.  Con sentenza 105/72 la Corte costituzionale ha stabilito che “Esiste un interesse generale all’informazione – indirettamente protetto dall’articolo 21 della Costituzione – e questo interesse implica, in un regime di libera democrazia, pluralità di fonti di informazione, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle idee”. Diritto di informazione e all’informazione sono due facce della stessa medaglia,due aspetti della medesima libertà di espressione,intimamente e imprescindibilmente legati,dove il primo si traduce nella libertà di fornire notizie,avvenimenti,fatti,che in qualche modo possano costituire un apprezzabile interesse per la collettività o parte di essa,nella totale assenza di influenze esterne o interne che possano compromettere in qualsiasi modo la corretta e imparziale conduzione del lavoro giornalistico. La libertà all’informazione si sintetizza invece nel diritto,in capo a ciascun appartenente la comunità nazionale,di accedere in totale autonomia e indipendenza alle fonti di informazioni e nella pretesa che le medesime siano libere. Traducendo la sentenza della Corte,esplicitamente la stessa dichiara che sussiste un collettivo interesse,generalmente riconosciuto e apprezzato sul piano sociale,a che l’informazione sia,prima di tutto,fornita da una pluralità di fonti.

Il pluralismo dell’informazione è da ritenersi quale condizione unica e necessaria affinché venga garantita obiettività e imparzialità della notizia,grazie alla possibilità,all’uopo fornita al cittadino,di possedere strumenti di raffronto tra le varie fonti di informazione e di costituirsi,così,un’opinione e una coscienza oggettiva,di apprezzare le varie chiavi di lettura del reale e di decidere,nel suo personale arbitrio,quale possa essere,a suo avviso,la più consona ai suoi ideali. La Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo,approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1948 enuncia,nel suo articolo 19,che “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione,incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. Dopo aver individuato i canali giuridici e le pronunce giurisprudenziali che affermano,salvaguardano e delineano i caratteri immanenti della libertà d’espressione,ci si deve porre una domanda: qual’è lo stato di salute del diritto di informazione in Italia?

Ricordiamo come la C.C.,annoverava,nella sua sentenza del ’72,tra i caratteri della libertà d’espressione,la pluralità delle fonti di informazione. Nell’ultimo periodo l’Italia sta assistendo a un generale e rivoluzionario riassetto del mondo dell’editoria: da un lato l’acquisto da parte di Mondadori,di Rizzoli e Bur,permetterà alla prima di detenere il 32% del mercato librario italiano,dall’altro la fusione tra Repubblica,La Stampa e il Secolo XIX,porterà a un nuovo aggregato che controllerà il 23% del mercato italiano della carta stampata(considerati anche i quotidiani locali di proprietà dei soggetti interessati). Al di là delle opinioni sulla convenienza o meno di questi riassetti,si stanno configurando due grandi poli dell’informazione,che lasciano agli altri attori solo poche briciole. Si sta venendo a creare una situazione di oligopolio dell’informazione italiana,dove la stessa è detenuta,per la maggiore,da pochi,potenti,attori. Una situazione che la Sicilia,in particolare quella orientale,conosce già da tempo. Il gruppo editoriale Ciancio Sanfilippo è proprietario dei più importanti mass media della Sicilia,nonché il più grande del Mezzogiorno: oltre al giornale “La Sicilia”,fondato dallo zio di Mario Ciancio Sanfilippo,Domenico Sanfilippo,è proprietario della maggior emittente televisiva siciliana,Antenna Sicilia,nata da una costola del quotidiano La Sicilia,nel 1979; nel 2000 il Gruppo rileva l’azienda Telecolor International S.p.A.,che rappresentava la sua maggior concorrente nell’isola e a cui facevano capo le emittenti televisive Telecolor,la seconda emittente regionale per numero di ascolti e Video3,assumendo di fatto,in tal modo,il totale controllo dell’informazione a Catania. Vanta inoltre partecipazioni azionarie in altri settori dell’informazione,possedendo l’8,3% del Giornale di Sicilia,il più importante della Sicilia Occidentale,il 15% della Gazzetta del Sud,terzo giornale siciliano per importanza e il 69% de La Gazzetta del Mezzogiorno,il più importante quotidiano di Puglia e Basilicata. Nelle teorie economiche neoclassiche una situazione di monopolio e oligopolio sono da considerarsi quali fallimenti del mercato. L’informazione detenuta da un solo gruppo editoriale non è un informazione libera,contrastando con i principi del pluralismo delle fonti,necessarie ad assicurare obiettività della notizia. Ecco perché tutte le forme di monopolio dell’informazione vanno stigmatizzate.

L’ultimo rapporto di Rsf(Reporter senza frontiere),mette inoltre in evidenza un quadro malinconico,grave e greve per la libertà di informazione in Italia,ponendo il Bel Paese in 77° posizione su 180 paesi. Davanti all’Italia ci sono paesi difficilmente qualificabili come campioni di democrazia,come El Salvador,al 58°,che vanta il più alto tasso di omicidi al mondo(100 ogni 100.000 abitanti) o il Burkina Faso,al 42° posto,paese soggetto,negli ultimi mesi a numerosi colpi di stato e attentati di Al Qaeda. Nonostante la metodologia utilizzata da Rsf nell’elaborare tali classifiche sia stata spesso oggetto di critica da riviste specialistiche e posta la possibilità che,par tale motivo,possano affiorare risultati bizzarri e difficilmente credibili,c’è comunque da sottolineare che,quantunque l’Italia si possa trovare in posizione più elevata rispetto a quella di Rsf,certamente la libertà di stampa nel nostro paese si ritrova in una condizione precaria e sofferente,a causa delle numerose forze che mettono in discussione e in pericolo tale libertà. Secondo i dati forniti dall’associazione ONLUS Ossigeno per l’Informazione,che dal 2006 registra,analizza e racconta i casi di minaccia nei confronti di giornalisti e i tentativi di oscurare notizie di interesse pubblico in Italia,i giornalisti minacciati nel 2015 ammontano a 528,di cui 54 aggressioni fisiche,160 avvertimenti intimidatori,19 danneggiamenti,9 ostacoli all’informazione e ben 286 denunce e azioni legali,tra cui 88 querele per diffamazione,ritenute pretestuose. Dal 2011,la Regione più colpita da atti contro la libertà di informazione è il Lazio,con 476 atti lesivi della libertà di stampa,seguita dalla Campania,con 336,la Lombardia,con 303 e la Sicilia,con 211. Se aggiungiamo che attualmente i giornalisti sotto scorta,secondo rapporti di Repubblica,ammontano tra i 30 e i 50 e che gli atti contro il diritto di informazione stanno sensibilmente aumentando(erano 326 nel 2011,sono 528 nel 2015),abbiamo un quadro nefasto per la libertà di stampa in Italia. Alle volte i giornalisti,utilizzando magari un eccesso di zelo nella loro professione,possono rendersi effettivamente colpevoli di pubblicare notizie di scarso interesse collettivo,ma lesive dell’altrui reputazione e onorabilità,ma spesso e volentieri si ritrovano a sostenere cause assolutamente pretestuose,intentate loro da personaggi insofferenti all’idea di libertà di stampa e diritto di cronaca,che si sentono insidiati dal lavoro di un cronista,prendendo il “vizio” di presentare richieste di risarcimenti milionari: 10, 20, 100 milioni di euro,per riparare una presunta violazione di immagine e per bloccare l’attività di ricerca e di inchiesta.

P.S.

L’Epoca,in ottemperanza al suo ruolo svolto di fonte di informazione,su iniziativa dell’associazione SPI Aci(Studenti Per l’Informazione) e la partecipazione dell’associazione Arci,ha preso parte all’organizzazione di un evento pubblico,tenutosi al cinema Spadaro di Acireale,il 16 Maggio 2016,sul tema “Pluralismo e Monopolio dell’informazione”,con gli interventi di:

Giuseppe Vecchio- La Voce dello Jonio
Daniele Lo Porto- Assostampa
Dario De Luca- Meridionews
Giovanni Caruso- I Cordai
Riccardo Orioles- I Siciliani Giovani
Giuseppe Strazzulla- Libera
Franco Scuderi- ex tecnico di Antenna SiciliaLibera informazione

-Marco Caramma

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