Il “Museo della follia”: Antonio Ligabue a Catania.

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Dal 21 Aprile si terrà a Catania una nuova mostra, con sede al castello Ursino, dedicata al pittore Antonio Ligabue e curata dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, che resterà aperta fino al 20 Ottobre.

Antonio Ligabue nasce a Zurigo il 18 dicembre del 1899 da una ragazza italiana e verrà successivamente riconosciuto nel 1901 da Bonfiglio Laccabue che prese in sposa la madre.

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Dalla personalità enigmatica e tormentata, al margine ma non marginale, dovette far fronte a ripetuti spostamenti e venne più volte ricoverato in vari ospedali psichiatrici a causa dei suoi atti di autolesionismo e delle violente crisi nervose che lo affliggevano, tra le quali la prima nel 1917 e a seguito della quale venne espulso dalla Svizzera.

A Gualtieri, il paese d’origine del padre adottivo, era conosciuto come “El matt” e l’incomprensione nei confronti della sua vocazione e le continue derisioni da parte dei compagni lo portarono a trovare rifugio nei boschi del Po.

L’incontro con la pittura che avvenne da autodidatta intorno al 1920 fu per lui salvifico e il suo genio venne riconosciuto da alcuni critici e artisti del tempo che furono gli unici a sostenerlo durante la sua carriera.

La sua è una pittura ingenua e feroce, che mette a fuoco la nudità delle cose e al tempo stesso la carica di significato. Le pennellate rapide e decise evidenziano il suo slancio genuino e il suo desiderio di rivalsa.

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Molti sono i soggetti che ricorrono quasi in maniera ossessiva nelle sue opere e che si fanno portavoce della grande rabbia e inquietudine del pittore: tigri dalle fauci spalancate, un pullulare di larve ed insetti, leopardi spietati, galli in lotta e leoni che aggrediscono serpenti.

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Per lui un pittore che non dipinge bestie non può essere considerato un vero artista e sono proprio quegli animali, infatti, a dar voce ai suoi sentimenti. Le tigri che spalancano le fauci e i numerosi leoni che rappresenta gli permettono di far sentire il suo ruggito disperato, di imporsi nella scena e ribaltare il concetto di sovranità come avviene nell’immagine del boa che avvolge il leone.

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Tra le sue opere importanti vi sono anche numerosi ritratti, circa 123, che ci permettono di conoscere non solo l’artista Ligabue ma anche l’uomo che era, un uomo alla ricerca della sua identità, che cerca di riconoscersi e farsi conoscere.

Col passare degli anni i tratti del volto si fanno più duri, le rughe più accentuate e le spalle si incurvano. A porre maggiore attenzione sulla sua odissea esistenziale anche i colori accesi e le pennellate convulsive e grossolane come se fossero scaturite da una sorta di aggressività animalesca.

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Ci rimangono anche delle opere che hanno come oggetto dei paesaggi incantati e altre nelle quali viene rappresentato un mondo semplice e rurale ma ricco di grande phatos espressionista.

In lui viene oggi visto un uomo dalla personalità tormentata ma anche e soprattutto un genio irregolare e visionario che ci ha lasciato in eredità delle opere e un idea di pittura primordiale ma profondamente umana.

 

Adriana Grillo

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