Peppino Impastato: per non dimenticare.

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“E venne da noi un adolescente

dagli occhi trasparenti

e dalle labbra carnose,

alla nostra giovinezza

consunta nel paese e nei bordelli.

Non disse una sola parola

nè fece gesto alcuno:

questo suo silenzio

e questa sua immobilità

hanno aperto una ferita mortale

nella nostra consunta giovinezza.

Nessuno ci vendicherà:

la nostra pena non ha testimoni.” (Peppino Impastato)

Oggi è il nove Maggio e il nove Maggio del 1978 veniva trovato, lungo i binari della ferrovia che collega Palermo a Trapani, il corpo privo di vita di Peppino Impastato, giovane ragazzo di Cinisi impegnato nella lotta alla mafia.

Cento passi separavano casa sua da quella del boss mafioso Gaetano Badamenti, cento passi che Peppino aveva percorso più volte e che, nonostante la vicinanza, le amicizie di famiglia e il cognome ingombrante, non gli avevano mai permesso di definire “normalità” quello che i suoi occhi vedevano fin da quando era bambino e di adattarsi al silenzio e l’omertà che lo circondavano.

Iniziato il suo percorso politico e culturale di lotta contro la legge dei potenti, a 17 anni lanciava il suo giornalino, portavoce delle istanze proletarie del tempo, “L’idea socialista” per poi fondare qualche anno dopo “Radio Aut” dove ogni giovedì nella striscia “Onda Pazza a Mafiopoli” si abbandonava ad una satira tagliente che mirava a portare allo scoperto gli interessi e i giochi di potere dei clan del territorio.

PeppinoImpastato

Peppino era un personaggio scomodo, voleva scuotere le coscienze, ribellarsi a quella Cinisi muta, sorda e cieca, voleva che le cose cambiassero e forse oggi rimarrebbe deluso nel vedere che poco e niente è veramente cambiato ma sarebbe sicuramente orgoglioso di sapere che, nonostante i tentativi di far passare la sua morte come un atto terroristico sfociato in un suicidio esibizionista, qualche giorno dopo il ritrovamento del suo corpo 264 cittadini scrissero il suo nome nelle schede elettorali e lo nominarono, se pur simbolicamente, consigliere comunale di Cinisi.

Che penserebbe oggi Peppino della sua Palermo e dell’Italia intera? Che penserebbe dell’eredità che da lui c’è stata lasciata e che non abbiamo mai colto realmente, di tutte le ingiustizie e la grande indifferenza che domina le nostre vite?

Se la mafia uccide e il silenzio pure, oggi Peppino, a differenza di molti, è ancora vivo, la sua voce riecheggia forte e chiara e continuerà a farlo finché si preferirà corrompere piuttosto che cambiare, stare in silenzio piuttosto che denunciare.

Impastato“Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente.” (Peppino Impastato).

 

Adriana Grillo

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