Quando il licenziamento in 48 ore non basta…

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“Una delle più gravi malattie della società italiana contemporanea è la mancanza assoluta di consapevolezza dei funzionari addetti alle pubbliche amministrazioni. Molti concepiscono l’amministrazione pubblica non come il più delicato, forse, e importante organo della vita sociale, ma come un rifugio per gli invalidi, per gli ebeti, per i senza energia, che non riuscirebbero nella lotta per la vita a guadagnarsi un tozzo di pane e un giaciglio pulito e coperto.” Antonio Gramsci, 6 Aprile 1918

gramsci

Sono passati quasi cento anni dal momento in cui Antonio Gramsci, studioso e uomo politico tra i fondatori del Partito comunista italiano, esprimeva il suo pensiero riguardo al mal funzionamento della pubblica amministrazione in Italia e alla negligenza dei nostri funzionari ma la situazione, ancora oggi, non è affatto cambiata.

In queste ultime settimane stanno molto facendo parlare gli 11 decreti attuativi della riforma della pubblica amministrazione firmata Marianna Madia che sono stati esaminati in via preliminare mercoledì 20, tra i quali la proposta di licenziamento in sole 48 ore per i “fannulloni” e la lotta alla corruzione.

Le inefficienze degli enti pubblici hanno infatti un forte impatto negativo sull’economia del nostro paese e, se ad esse aggiungiamo l’eccessiva spesa pubblica e l’ormai insostenibile pressione fiscale, è facile individuare alcune delle principali cause della mancanza di crescita economica che lo interessa.

Di dipendenti fannulloni, assenteisti, titolari inamovibili del posto fisso se ne è sempre parlato e, i mancati controlli sulla qualità e la correttezza del lavoro svolto e di norme capaci di punire e prevenire qualsiasi tentativo di truffa nei confronti dello Stato, hanno lasciato che questo tipo di comportamenti continuassero ad avere luogo e che aumentasse il nostro essere conosciuti in tutto il mondo come dei furbetti più propensi al piacere che al dovere.

Le inefficienze dell’apparato amministrativo non sono però da accreditare solamente alla negligenza dei dipendenti pubblici, tra i quali è giusto fare le opportune distinzioni (non mancano infatti fra i funzionari lavoratori che operano con coscienza e costretti a supplire alle carenze dei colleghi), ma, più in generale, a tutto l’intero meccanismo organizzativo: ritardi, informazioni inesatte, pratiche burocratiche inutili e complicate, tutto questo contribuisce a una grande perdita di tempo e di denaro.

Oltre ad una revisione dell’apparato burocratico e legislativo, servirebbe quindi un aumento delle risorse messe a disposizione dei lavoratori e una migliore formazione di quest’ultimi correlata ad un periodico aggiornamento che miri a responsabilizzare gli stessi e ad aumentare l’efficienza e la qualità dei servizi offerti.

Se fino ad oggi il pubblico è stato per i mediocri bisognerebbe cercare di imporre un sistema meritocratico e produttivo che, partendo dall’esempio della classe politica, porti all’eliminazione di ogni negligenza e del doppio danno causato ai cittadini che oltre a pagare un servizio che non funziona si trovano a dover far ricorso al privato con un aumento notevole dei costi e del malcontento.

“Qualche anno fa una combriccola di pittori parigini legò un pennello alla coda di un asino e ottenne, senza sforzo, un quadro che fu accettato ad un’esposizione d’avanguardia e lodato opera insigne di futurismo. Tra i censori del “Grido” c’è un ex pittore (sistema brevettato italiano di arruolare i funzionari): sia sostituito dalla coda di un asino: i bianchi che la matita bleu legata alla semoventesi coda di un asino potranno infliggerci non ci faranno irritare, comprenderemo che si vuole con ciò ottenere una semplificazione della burocrazia, un risparmio pei contribuenti. Coraggio, signori, poche lire di biada invece di centinaia di lire di stipendio. Lo stesso servizio e forse più intelligente; invece di farci masticar fiele, ci farete sorridere; il sorriso è anch’esso affetto da carestia e non sarà male diffonderne nel mercato una partita nuova.” Antonio Gramsci

asino

 

Adriana Grillo

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