Roberto Benigni e la riforma costituzionale: il sì che non ti aspetteresti

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Il 17 dicembre 2012 andava in onda su Rai 1 in diretta dal Teatro 5 di Cinecittà “La più bella del mondo”, programma televisivo ideato e condotto da Roberto Benigni e dedicato ai dodici principi fondamentali della nostra Costituzione.

Il cantastorie toscano, tra momenti di commozione, entusiasmo e retorica, lodava ed esaltava con grande fervore la bellezza di ogni singolo articolo ricordando, prima di procedere con la lettura e l’analisi degli stessi, i nomi di alcuni dei tanti politici che hanno contribuito alla realizzazione di questi principi, tra i quali Alcide de Gasperi, Benedetto Croce, Giulio Andreotti e Giuseppe Saragat.

Nomi di uomini che, a detta dello stesso Benigni, avevano sperato in un futuro migliore, un futuro che permettesse di risorgere dalle ceneri della guerra e che avevano quindi pensato a dei principi-guida nella realizzazione di questo progetto e nello sviluppo dell’intero Stato.

Dalle ultime interviste rilasciate sembra però che Benigni abbia leggermente cambiato idea.

La nostra costituzione è la più bella del mondo ma si può cambiare per avere le riforme”.

E ancora:

I Costituenti si sono preoccupati di disegnare la porta, perché sapevano benissimo che un paradiso da cui non si può uscire diventa facilmente un inferno. Dunque hanno previsto i meccanismi di revisione del loro testo. Io sono affezionato particolarmente alla prima parte, quella dei diritti e dei doveri, che per fortuna nessuno vuole toccare. Ma sulla parte dell’ordinamento dello Stato intervenire si può, anche tenendo conto della fase storica in cui la Costituzione è nata, dopo un periodo di umiliazione del Paese e delle sue istituzioni“.

Adesso, premettendo che la nostra Costituzione, come del resto qualsiasi altro testo, indipendentemente dalla natura e il fine, sia perfettibile e possa quindi essere oggetto di modifiche, non si riesce bene a capire a cosa sia dovuto questo repentino cambiamento di idee.

Non risulta infatti che Benigni avesse mai anche solo minimamente fatto cenno a delle imperfezioni nel testo costituzionale, a delle leggere sbavature tra tanta bellezza ma, casualmente, inizia a parlare della necessità di modificarne la seconda parte a pochi mesi dal referendum.

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Il 4 Dicembre saremo chiamati ad esprimere una preferenza in merito alla riforma Renzi-Boschi, preferenza che Benigni, dopo qualche esitazione e un piccolo momento di confusione, sembra già aver preso.

Vero è che una mente incline al cambiamento sia indice di maturità e di spirito critico e ancor più vero è che ognuno di noi abbia assoluta facoltà di portare avanti liberamente le proprie idee e i propri principi ma, da un personaggio che ha ostentato con così tanta convinzione ed enfasi la sua ammirazione per la Costituzione Italiana, ci si sarebbe aspettati maggiore coerenza o per lo meno una manifestazione anticipata di questa sua propensione alla riforma.

Prevedibile era quindi il grande scalpore destato dalle sue dichiarazioni e i conseguenti attacchi nei confronti della sua persona e del “personaggio” da lui per molti anni rivestito.

Fine di un grande sostenitore del nostro stato e del suo “testo sacro” o di un uomo che con tante belle parole è riuscito a incantare per molto tempo gli italiani?

Prima di riformare bisognerebbe cercare di rispettare i principi che fanno parte del testo perché forse, se questi venissero realmente applicati, la nostra Costituzione non sembrerebbe così antiquata e bisognosa di modifiche.

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Al grande sostenitore della democrazia e del diritto di ogni cittadino di prender parte alla vita dello Stato sembra infatti esser sfuggito che la riforma, in quanto prodotta da un Parlamento eletto tramite una legge dichiarata incostituzionale, sia del tutto illegittima e che uno dei suoi principali rischi sia quello di portare ad un accerchiamento del potere nelle mani di un unico partito e quindi di un unico leader.

Se il Benigni di qualche anno fa alla proposta di riforma di Renzi avrebbe risposto che questa Costituzione non s’ha da toccare, il Benigni di oggi sta forse già preparando il leggio per un nuovo spettacolo in prima serata durante il quale ad essere lodata non sarà più la Costituzione di De Gasperi, Saragat, Croce, Andreotti e molti altri quanto invece quella dell’amico Renzi, seduto in prima fila ad applaudire.

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Ma se è vero che dopo una prima riforma arriva anche la seconda, nel momento in cui verranno apportate delle modifiche alla “Comedìa” di Dante troveremo sicuramente un nuovo personaggio tra gli adulatori e i lusingatori presenti nella seconda bolgia dell’ottavo cerchio dell’Inferno.

 

Adriana Grillo

 

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