Il ruolo della fortuna: “Match point” e “Delitto e castigo” a confronto

Condividi la notizia con i tuoi amici

“Ci sono momenti in una partita di tennis, in cui la palla colpisce la parte alta della rete e per una frazione di secondo non sappiamo se la supererà o se cadrà indietro. Con un pizzico di fortuna, la palla supera la rete e vinciamo la partita, ma senza fortuna ricadrà indietro e perderemo.”

 

Una pallina da tennis rimbalza sulla rete e rimane sospesa in aria: è questo l’inizio del film “Match Point” di Woody Allen, sarà poi il caso a decidere le sorti della partita.

Chris è un giovane insegnante di tennis, bello e di cultura che, pur provenendo da una famiglia povera, grazie alla sua fortuna e al suo carisma riesce ad essere introdotto in una famiglia dell’alta borghesia londinese della quale entrerà a far parte dopo il fidanzamento con Chloe, sorella di Tom. Il suocero gli procurerà poi un ottimo impiego e gli permetterà di diventare un uomo di successo e di iniziare una rapida carriera manageriale nella sua azienda.

Ma il successo non basta a fermare le debolezze umane, non basta ad eliminarle e non potrà impedire a Chris di intraprendere una relazione clandestina con l’americana Nola, tormentata e incompleta, che aspira a diventare una grande attrice ma fallisce in ogni suo tentativo.

Secondo Allen è meglio essere fortunati che bravi e questo suo film si focalizza proprio sull’importanza della fortuna, un’importanza che a volte noi uomini cerchiamo di nascondere perché indice del poco controllo che abbiamo sulle nostre vite e che viene racchiusa nella scena iniziale del film: il gioco del tennis è infatti metafora della nostra vita la cui riuscita è determinata dal mix giusto tra abilità e fortuna.

“Possiamo essere molto bravi ma avere una pessima vita per semplice sfortuna, oppure essere talmente fortunati da avere una splendida vita nonostante non si sia per nulla bravi” (Woody Allen)

In Match Point si possono trovare molti punti di incontro con l’opera dell’artista russo Dostoevskij, “Delitto e Castigo”, che viene a volte citato durante il corso del film.

Nola resterà infatti incinta e Chris deciderà di preservare lo stile di vita ottenuto eliminando il personaggio per lui scomodo. Il delitto anche in questo caso sarà duplice ma il castigo diverso: Chris mette in scena un furto nella casa della vecchia vicina di Nola e resteranno entrambe uccise. Ma se Chris uccide per non dover rinunciare ai privilegi sociali ottenuti, lo studente pietroburghese Raskol’nikov lo fa per dovere morale, per realizzare un ideale, un “piccolo delitto compensato da migliaia di buone azioni” e nel suo caso avremo un omicidio premeditato nei confronti di una vecchia usuraia e uno imprevisto nei confronti della sorella della prima vittima, comparsa sfortunatamente sulla scena del delitto nel momento sbagliato.

Raskol’nikov si rinchiuderà in se stesso, non sarà più il superuomo disposto ad uccidere per un dovere morale ma un uomo solo, in balia di febbri e deliri, che non riesce a chiedere aiuto, tormentato dal senso di colpa e che ha paura di essere scoperto ma al tempo stesso vorrebbe che questo accadesse per poter mettere fine al suo rimorso attraverso un castigo che alla fine otterrà. Chris è una personalità ben diversa dallo studente russo e riesce infatti a mantenere la sua lucidità, a dominare e tenere sotto controllo i suoi fantasmi, la sua è una coscienza malleabile ed elastica che giustifica ogni azione.

Entrambi hanno però ucciso se stessi.

Chris non ha sacrificato solamente la donna che amava ma, insieme ad essa, viene meno anche il suo sogno di vitalità e speranza che risiedeva in lei. E’ anch’esso una vittima, una persona per bene che ha preso la decisione sbagliata e che pagherà un prezzo intimo, non riceverà infatti una punizione giuridica ma anche senza castigo emerge la tragicità di un uomo che risulta alienato rispetto a se stesso.

“Il senso tragico del film sta nel fatto che Chris uccide il proprio sogno” (Woody Allen)

Chris ha ucciso il proprio sogno, Raskol’nikov ha ucciso per un sogno. Chris è un uomo fortunato, Raskol’nikov rifiuta la fortuna, la raggira, la sua coscienza è troppo pesante per affidarsi a qualsiasi scelta della sorte, per porre attenzione al movimento di una pallina da tennis e capire da quale parte della rete essa andrà a cadere.

Due personalità diverse con un destino diverso e dei principi anch’essi differenti che si troveranno però svuotate, private di se stesse e che troveranno due vie d’uscita opposte per poter continuare a giocare la propria partita.

finale

 

Adriana Grillo

 

Condividi la notizia con i tuoi amici

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *