Se avete dubbi sull’Unione Europea, leggete l’articolo

Condividi la notizia con i tuoi amici

Se avete dubbi sull’utilità dell’Unione Europea, guardate al passato: portatemi un solo esempio in cui il nazionalismo esasperato, nell’arco dell’ultimo secolo, non sia stato padre di conflitti tra Stati; un solo esempio in cui non abbia alienato la fiducia tra Stati, creato muri di diffidenza e di pregiudizio, depresso la cooperazione tra popoli, conducendoli a una velenosa competizione. Portatemi un esempio, degno di nota, che riesca a ribaltare la crudeltà della storia e rivaluterò il valore del nazionalismo.

Se avete dubbi sull’Unione Europea, guardate al presente: perché dal momento che il Potere abbandona sempre più lo Stato, spostandosi in sedi extraterritoriali, come multinazionali sempre più potenti, in grado di fatturare in un anno quanto e più di uno Stato, il singolo Stato nazionale, ristretto entro i propri confini, non riesce più a imporre regole ad imprese transnazionali, capaci di eludere, con la loro influenza, ogni barriera politica e condizionarne le sue decisioni, anche contro gli interessi dei cittadini che li hanno eletti.

Se avete dubbi sull’Unione Europea, guardate al futuro: in un mondo in cui il mercato valica i confini nazionali e acquisita dimensioni continentali, con superpotenze quali Cina, India, USA, Russia, Brasile, il sempre florido Giappone, le emergenti Indonesia e Thailandia. Credere di poter stare meglio da soli è un pia illusione, ancorata a una otto-novecentesca visione eurocentrica del mondo: quando l’Europa era l’arbitro indiscusso del mercato. Ora non è più così.

L’Europa non è più l’ombelico del mondo. Non v’è futuro da soli, se non nell’illusione di essere ancora grandi nella propria piccolezza. Se avete dubbi sull’UE, chiedetevi pure che senso abbia parlare di muri e confini nell’epoca dell’esplosione tecnologica, dell’informatizzazione e dei social network, che già da soli, senza il concorso di altri fattori interni quali immigrazione e UE, mettono in irreversibile crisi l’idea stessa di Stato-nazione, eliminando ogni concetto di confine fisico e spaziale, nel momento in cui consentono con un semplice click di sapere cosa accade nell’altro capo del mondo, di spostarsi da uno Stato a un altro in un arco di tempo sempre più breve, di restare in contatto con amici o conoscere persone che abitano dall’altra parte del globo senza muoversi da casa.

Se siete stanchi di questa Europa, distruggerla, in un ritorno al passato, non è la soluzione. Alcuni credono che l’UE mortifichi le singole identità nazionali e che per ritornare a essere italiani sia necessario demolire l’UE. A costoro dico: io non mi sento meno italiano, pur appartenendo a una realtà più grande. La realtà in cui sono nato io e la mia generazione, la generazione Schengen, è questa: quella dell’Europa unita, senza frontiere, consegnata a noi dai nostri nonni, ma che i nostri padri sembrano incapaci di reggere, governare e innovare; ma se è vero che i padri non possiedono mai il presente, ma lo prendono semplicemente in prestito dai figli per costruire il futuro, ebbene, la mia generazione, per tutte queste motivazioni, non può permettere che la propria destinazione sia rivolta a un nostalgico ritorno a un passato senza futuro. Un futuro da noi subito, in nome di un passato che non ci appartiene.

– Marco Caramma

Condividi la notizia con i tuoi amici

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *