SIAMO UGUALI. Una storia d’amore.

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Ci sono due persone che scoprono di amarsi.

Ci sono futili ostacoli che vengono spazzati via dalla passione.

Ci sono cose di lui che ti sconvolgono in ogni brivido.

E nient’altro che voi conta.

Questo succede nell’amore. Questo è successo ancora una volta.

 

Si conobbero in una notte di metà estate, durante una danza di stelle.

Abù aveva perso tutto.

I suoi fratelli erano già arrivati in Paradiso tra le vergini, sfruttando il passaggio dei bombardieri russi e americani, dopo tre mesi di botti ininterrotti lui si era accorto di essere un Califfo senza Califfato e che tutto il resto è noia. Doveva morire eroicamente per liberarsi della vita mortale e godersi finalmente le vergini bianche.

Cintura esplosiva di formaggio
Cintura esplosiva di formaggio

Farsi esplodere al Gay Village di Roma gli era sembrata una buona idea: un luogo di perversione, molto popolato, decisamente festoso, era okay.

Ma, Dio santissimo e grandissimo, non aveva mai pensato a quanto fosse difficile grattarsi il culo quando si ha addosso una cintura kamikaze!

Il prurito lo torturava, avrebbe voluto artigliare le unghie sul proprio didietro come se non ci fosse un domani – e in effetti non c’era – ma proprio non gli andava di saltare in aria alla fermata della metropolitana di Battistini in mezzo a un gregge di cingalesi.

E se poi non fosse andato in Paradiso?

 

Pochi chilometri più in là, Matteo era incazzato nero.

Per la prima volta nella vita aveva trascorso un’intera giornata senza andare in TV, roba che neanche da ragazzino!

Per non dimenticare...
Per non dimenticare…

Camminava per strada distratto e neanche si accorse dell’uomo armato di coltello che gli si parava di fronte:

<< Dammi subito il tuo orologio d’oro! >>

Era rumeno o forse bulgaro. O forse veniva dalla bassa Italia.

Voleva portargli via il suo orologio d’oro, quello bello, quello donatogli dallo zio Umberto, dopo anni di fatica criminale in Regione Lombardia.

Matteo si sentiva toccato negli affetti. E si sentiva fragile.

 

Nel frattempo Abù guardava Vladimir Luxuria ballare sul palco insieme al senatore Razzi e aveva rivalutato la sua idea dell’Occidente: non era semplicemente una società malata, era proprio allo stato terminale.

Abù aveva le mani sulla cintura dinamitarda quando accadde il disastro.

Una bomba. Un’esplosione. Un bombardamento.

Tale era il battito del suo cuore.

Aveva visto una creatura bellissima e fragile, si era innamorato. Folgorato dalla passione, nulla più gli importava delle vergini, quelle sconosciute. Né di alcuna donna.

Il senatore Razzi che balla DAVVERO con Vladimir Luxuria
Il senatore Razzi che balla DAVVERO con Vladimir Luxuria

Matteo vide arrivare il Supereroe con l’abito nero e subito capì che l’avrebbe salvato. Con la forza di un vero soldato si avventò sul ladro rumeno e lo disarmò, massacrandolo poi di calci in faccia e nel corpo.

Come Spiderman e gli Avengers, anche l’Italia meritava il suo eroe mascherato che cacciasse gli extracomunitari. Il colore nero (che sfila), gli donava parecchio, ricordava un po’ lo stile di Casapound.

<< Io sono Abù – disse l’eroe nero – e per volere di Dio punirò questo ladro tagliandogli la mano. >>

Divisa da Supereroe
Divisa da Supereroe

Matteo era estasiato: padroni a casa nostra, finalmente il buonismo era finito, finalmente aveva trovato una persona pronta a fare giustizia e se ne sentiva morbosamente attratto. Prese l’Iphone 6S dalla sua tasca e ne attivò la fotocamera, perché non vedeva l’ora di condividere coi suoi amici di Facebook il momento del taglio della mano.

<<Stai facendo il video? – chiese Abù – Bravo! >>

 

Il loro primo appuntamento fu fissato per il giorno successivo nell’appartamento di Abù, oltre il Grande Raccordo Anulare.

Matteo voleva fare colpo e si vestì casual, indossando una felpa verde con la scritta “MOSSUL” a caratteri cubitali.

L’ambiente era un po’ squallido, data la totale assenza di arredamento e i kalasnhikov sparsi per tutta la casa, però c’era anche un senso di suggestione positiva creato dalle candele accese e dal fumo del narghilè, oltre che dalla musica di Lorenzo Fragola in filodiffusione.

<<Questo è pachistano – disse Matteo assaporando il narghilè – mi ricorda i tempi dell’università, su a Milano. >>

<<Lo fanno alcuni amici miei – disse Abù – una produzione familiare.>>

L'unica "arma" araba che ci piace
L’unica “arma” araba che ci piace

E mentre un senso di gioia gli saliva lentamente alla testa, Matteo capì di amare quella persona così simile a lui, capì di aver trovato l’anima gemella.

Quel ragazzetto olivastro gli avrebbe fatto perdere la testa.

<< La vita è il tuo bagaglio a mano – disse – perché hai tutti i pregi che odio e i difetti che io amo. Siamo uguali. >>

<<Faremo un grande Stato, nella valle dei grandi fiumi, il Po, il Tigri e l’Eufrate. Secessione !>>

Le loro lingue si unirono in un bacio matto e disperatissimo.

 

Guardando la tunica del suo compagno Matteo si accorse che gli copriva tutto il corpo, tutto, tranne i piedi: scuri, callosi e un po’ pelosi questi lo colpivano con uno strano fascino, forse il risultato di qualche pulsione infantile.

In quel momento Matteo scoprì di essere un feticista.

Cominciò a leccare i piedi di Abù, con stupore e soddisfazione di questi, fino a ciucciarli letteralmente. Quando l’amato gli mise una mano sulla patta dei pantaloni, il ragazzo milanese si rese conto di non avercelo mai avuto così duro, mai nella vita.

Il terrorismo aveva decisamente cambiato il suo stile di vita.

Dovevo farvi vedere i piedi di Abù ma ho preferito mettere l'immagine carina di una mongolfiera di farfalle per non urtare la vostra sensibilità.
Immagine carina di una mongolfiera di farfalle perché la foto dei piedi di Abù vi bloccherebbe la crescita.

 

Calate le braghe, steso per terra, mentre Abù stava praticandogli una fellatio, Matteo contemplava il soffitto e innalzava un leggero inno mono-vocalico: <<Ahh! >>

Le mani del moretto scorrevano dolcemente lungo il tessuto grasso della sua pelle, quando ad un tratto percepì qualcosa di particolare.

Nello specifico, un dito nel culo.

Gli piacque.

<<Amore mio – disse – quello che facciamo è peccato. >>

Il suo compagno aveva la bocca occupata e non poteva rispondergli, quindi Matteo si rispose da solo: <<Non ci resta che vietarlo agli altri.>>

Si amarono fino ad avere i crampi, svuotandosi l’uno sull’altro.

 

E vissero per sempre felici e contenti, tollerando sé stessi e perseguitando il resto del mondo.

 

FINE

 

Giuseppe Zanghi

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