Tutte le strade portano a Pechino

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La Via della Seta, i tracciati che per secoli mettevano indirettamente già in contatto l’Impero cinese e l’Impero romano, Xi’an (la prima capitale) e Roma, evoca alla mente quelle ambientazioni esotiche descritte con minuzia ne Il Milione che il celebre mercante veneziano Marco Polo ci ha lasciato. Una strada, o meglio, un insieme di strade che, nel corso dei secoli tramite il commercio- ma anche conflitti- sono state effettivamente un saldo collante tra Occidente ed Oriente, nonostante le evoluzioni e i mutamenti sociali e politici che la Storia ci ha lasciati. Gli imperi sono caduti, Stati e Potenze sono sorti, confini sono stati tracciati,  ma la Via non si è mai interrotta. Anzi, si avvia anch’essa ad una modernizzazione tale da poter rendere, nei prossimi 40 anni, le vaste distanze Eurasiatiche più corte di quanto non siano adesso.

E’ l’iniziativa lanciata nel 2013 dalla Repubblica popolare cinese, la 一带一路 yidai yilu, “una cintura, una strada”, con lo scopo di porre la Cina al centro dei commerci globali, potenziando le infrastrutture che attraversano il continente eurasiatico e le rotte marittime, e intrecciando più stretti legami economici e culturali con i paesi coinvolti. Se finora si è parlato di “iniziativa”, quindi come di un piano non ben definito, fatto di accordi commerciali particolari, mutualmente benefici e vantaggiosi per tutte le parti coinvolte,  e insediamenti in aree strategiche (per fare un esempio, l’acquisto del porto del Pireo, ad Atene, come base d’accesso marittima all’Europa), adesso occorre mirare al perseguimento di obiettivi precisi, meno vaghi. Ai principali generali di “coordinamento delle politiche, interconnessione tra le facilities, libero commercio, integrazione finanziaria e legami tra i popoli” va adesso affiancato un vasto piano strategico da delineare di comune accordo con i paesi da tutto il mondo da coinvolgere. A questo è mirato il Summit che nei giorni scorsi si è tenuto a Pechino, con la partecipazione di rappresentanze di circa 60 paesi da tutto il mondo. Il progetto si ispira alla logica di un mondo multipolare, in cui non è una potenza egemone a reggere le redini del mondo, ma in cui sono gli Stati (o alcuni Stati), a determinare le politiche mondiali.

Naturalmente, il grandioso progetto, pur presentando una natura win- win, comporta una serie di elementi assolutamente fondamentali in termini di sicurezza nazionale del paese promotore. Da un punto di vista geopolitico, infatti, finanziando grandi opere pubbliche nel proprio estero vicino, favorendo quindi lo sviluppo dei paesi coinvolti, la Cina potrebbe guadagnare in termini di “buoni rapporti” e distendere le tensioni a proprio favore anche negli innumerevoli casi di dispute territoriali. L’apertura e il consolidamento di un numero elevato di tratte marittime e terrestri e l’adozione di un sistema di trasporto intermodale offrono un livello maggiore di sicurezza e di risparmio economico nei trasporti commerciali e nel rifornimento energetico. Inoltre, il potenziamento infrastrutturale, andando ad coinvolgere l’interno del paese, comporterebbe anche uno sviluppo delle regioni più esterne, in sintonia con la strategia di sviluppo a loro rivolta lanciata nel 2000. Quest’ultimo punto è di vitale importanza per la il Paese, in quanto l’incremento socio-economico delle province di confine contribuisce al contrasto dei sentimenti separatisti e all’estremismo religioso di alcune minoranze locali (in un precedente articolo, il caso del Tibet).

Nonostante l’evidente (e legittimo) interesse nazionale, questo progetto cinese su scala mondiale si presenta come una grande opportunità vincente per tutti gli aderenti. Il presidente del consiglio italiano, Paolo Gentiloni, che ha in prima persona partecipano al Summit internazionale, si è positivamente espresso sul progetto che appare “in controtendenza con un mondo che ragiona solo sui confini nazionali e sulle barriere”, in accordo a quanto dichiarato dal presidente cinese Xi Jinping, auspicando “che la cooperazione della via della Seta rafforzi la crescita economica di tutti i paesi partecipanti, migliori le loro infrastrutture, rinvigorisca il loro sviluppo industriale, approfondisca la cooperazione finanziaria e intensifichi gli scambi fra le persone”.

Giuseppe Arcidiacono

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