Unseen art

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“Unseen Art” è il nome del progetto no profit ideato da Marc Dillon che ha come proposito quello di rendere l’arte accessibile a tutti e soprattutto a coloro che apparentemente non potrebbero mai entrare in contatto con essa.

Girando per le sale di un museo, una delle cose che ripetutamente leggiamo, forse ancor prima delle note descrittive che accompagnano le varie opere d’arte proposte, è la scritta “Non toccare” che ci  invita a restare a debita distanza e non entrare assolutamente in


contatto con quanto esposto.

L’idea di Dillon si basa invece sul principio opposto: toccare per vedere!

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Ecco infatti come il suo progetto miri all’utilizzo del tatto come risorsa per far esperienza del mondo e, in questo caso, per permettere ai non vedenti di conoscere tutti quei capolavori dei quali hanno magari sentito parlare molto spesso senza capire realmente di cosa si trattasse.

L’idea nasce dal scoperta del fatto che molte delle cose che a noi a prima vista possono sembrare simili risultino bene diverse al tatto. Dopo la conclusione di una gara di nuoto,  un ragazzo non vedente chiede ai genitori di poter indossare la medaglia ricevuta e, solo nel toccarla e decifrando l’iscrizione riportata su di essa, si rende subito conto di non essere arrivato al primo posto.

In realtà non si tratta di un’iniziativa del tutto nuova in quanto già da tempo molti musei hanno dato luogo a delle mostre nelle quali è permesso toccare le sculture con degli appositi guanti che permettono di cogliere i dettagli dell’opera. Ma perché non fare la stessa cosa con i dipinti?

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Sono così nati dei veri e propri musei tattili nei quali vengono esposti quadri in rilievo e riproduzioni tridimensionali che permettono di percepire l’opera anche attraverso stimoli  sonori e in alcuni casi addirittura olfattivi.

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In Italia, a farsi promotore di questa iniziativa è stato il Museo Egizio di Torino che nel 1984 ha presentato il progetto “Museo Egizio da toccare” creando un vero e proprio percorso per non vedenti nello statutario e fornendo delle guide in braille.

Sono state progettate anche delle applicazioni per la guida museale e la spiegazione delle opere esposte ed un dispositivo, Tooteko, che permette di associare l’esperienza tattile alla fruizione di contenuti audio: il contatto con le scansioni 3D viene infatti correlato con veri e propri modelli parlanti che permettono allo spettatore di conoscere appieno il dipinto o la riproduzione davanti alla quale si trova.

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Si sta quindi cercando di giundere ad una piena libertà e consapevolezza artistica, eliminando ogni tipo di barriera e puntando sul fattore multisensorialità in modo da rendere l’arte accessibile a tutti e far emergere il carico emotivo e non puramente estetico del quale si fa portatrice.

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Adriana Grillo

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