Viva i Gattini

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Non scambiatelo per un flusso di coscienza, è solo un esercizio di stile riuscito male. Quando arriva la mattina del giovedì e io non ho idea di cosa scrivere, con un Giubileo di altre cose da fare (nel senso che non basterebbe un anno intero), semplicemente prendo la pentola a pressione e ci butto dentro un minestrone di supercazzole.

Da un po’ di tempo mi occupo di gattini, che ho scoperto essere il tema più vincente di tutta la comunicazione globale: foto col gattino in braccio, video del gattino che saltella, qualsiasi espediente gattesco funziona a risvegliare la folla vociante.

Che s’intende per folla vociante?

Avete presente quando una ragazza – ma non solo una ragazza – d’improvviso nota un gattino, o un cagnolino, o un pulcino, o un neonato, quest’ultimo equiparabile ai precedenti, e subito arriva la vocina bambinesca, ecco, avete presente?

Un gatto di nome Pallocchio, futura celebrità.
Un gatto di nome Pallocchio, futura celebrità.

<<Ma come sei belloooo… >>

Questa è la folla vociante, che sul web si traduce in un Giubileo (parola ormai assunta a metafora di grandezza) di like e di visualizzazioni.

Quindi da un po’ di tempo ho scelto di fare il gattologo.

Se non mi occupassi di gatti, di cosa dovrei parlare?

1)Di quello che succede nel mondo, ad esempio, una roba noiosa da telegiornale delle 14, nella quale – lo dico in estrema sintesi – ci sono delle potenze che hanno deciso di farsi la guerra, procedendo, con l’assonanza poetica, da una testa di ponte che vuole un test di potenza, dal test di potenza arriva alla testata nucleare, e da lì fino alla testa di cazzo.

Banale, lo so.

Noi siamo interessati ai gatti molto più che alla grande catastrofe in arrivo. La viviamo con leggerezza e rassegnazione, senza neanche provare a fermare la mano che premerà il pulsante.

Gatto siberiano che lotta per Putin
Gatto siberiano che lotta per Putin

In tutto questo io sono già passato al lato oscuro, anzi, al lato gattoscuro (che non porta male) e giustifico tutti quelli che sono disinteressati ai destini del mondo: nessuno di noi sarebbe capace di bloccare questo grande massacro, né tutti insieme conteremmo più di una portaerei; quella delle masse che cambiano la storia è solo una bellissima menzogna, sia quando sono masse violente sia quando sono masse pacifiche.

Interessiamoci ai gatti. Un gatto lo possiamo accarezzare, un F35 no.

2) Se non parlassi di gatti, dovrei parlare di ambiente e della conferenza di Parigi, un altro posto dove si prova a salvare il mondo.

Su le mani per chi crede che è troppo tardi.

Su le mani per chi crede che il pianeta ce lo siamo già giocato da un pezzo.

Su le mani per chi rivuole i gattini.

Auguro le migliori fortune a chi si sta impegnando in questa battaglia, perché seppure non salverà il pianeta magari salverà qualche gattino. E quindi gli sono debitore.

Gatto fortunato di Dan Bilzerian
Gatto fortunato di Dan Bilzerian

3)Se non fossi un gattologo dovrei parlare dell‘Isis.

Ma io vivo in Sicilia e non devo preoccuparmi perché c’è la Mafia a proteggermi dai terroristi islamici, sono tranquillo. Chi si preoccuperebbe di un raffreddore, sapendo di avere addosso un tumore e tante metastasi dappertutto?

La mafia veglia su di me, lo fa sin dalla mattina quando vado a buttare la spazzatura, che poi lei provvederà a raccogliere e scaricare, lo fa quando vado a studiare sapendo che c’è un mafioso che lavora e fa girare l’economia al posto mio.

La mafia mi tiene compagnia al pomeriggio se vado a giocare al centro scommesse o alla sala giochi, è con me pure di sera quando esco in centro e voglio divertirmi senza preoccupazioni.

La mafia si diverte con me la domenica allo stadio.

Lo Stato è disinteressato a me, io lo sono allo Stato, tanto c’è la mafia che bada ad entrambi.

Io poi non posso badare a niente perché devo già badare ai gattini. Belli, soffici e coccolosi.

Trapattoni: "Don't say cat if you haven't in the sac"
Trapattoni: “Don’t say cat if you haven’t in the sac”

4)Se non ci fossero i gattini dovrei parlare di politica. Eccolo, lo spettro che mi accompagna in qualsiasi situazione, l’immagine più noiosa che ho di me.

E allora forza, da dove cominciare?

Da Marine Le Pen, l’unica personalità della politica francese che ancora si ricorda che la nazione è un prodotto sociale, che la società è fatta di disuguaglianze e che trascinando l’odio di alcune persone verso altre persone si vincono le elezioni.

Odiare gli altri è cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di eccetera eccetera. Soprattutto quando pochi hanno tanto e molti hanno niente.

Chapeau. Tanto di cappello. Sul serio, posso solo farle i complimenti e vi risparmio tutta la predica antifascista, dato che ormai ci credo solo io.

Potrei parlare di Donald Trump, un personaggio che molti cretini considerano comico, invece è estremamente violento e pericoloso. Appare ridicolo come Mussolini nei video storici dell’istituto Luce, sappiamo com’è finita, ma non aggiungo altro perché ricadrei nella solita predica.

Potrei parlare della politica italiana, che è una bellissima tavola imbandita per il cenone di Natale.

Gatto Donald Trump
Gatto Donald Trump

Il padrone di casa, uno chef fiorentino, ha messo su un disco: “Sì al denaro, no all’amore né al cielo”.

E ci sono uomini della Ditta di Bersani, che dormono sulla collina, c’è un giudice vendicativo che vuole la riforma della Scuola perché si ricorda dei professori che lo prendevano per il culo, c’è un blasfemo che vota Civati, tanto il finale non cambia, c’è una malato di cuore ammalato di larghe intese, c’è un medico stanco degli ideali che va alla Leopolda, c’è un chimico innamorato che muore sperimentando la Sinistra Italiana, qualunque cosa sia, c’è un ottico affidabile che riscrive la Costituzione.

Dovrebbe esserci pure il suonatore Jones, ma nessuno sa che fine abbia fatto.

Ci sono pure i sindaci del “movimento arancione”, un colore che ormai voglio vedere solo nelle unghie dei piedi di alcune donne, pochissime donne. E da nessun altra parte.

Gli altri commensali ascoltano “Tutti morimmo al centro”, alcuni più entusiasti, altri meno ma pur sempre affamati.

Fuori, su un tavolo apparecchiato a parte, vicino al bagno, ci sono i ragazzi del Movimento Cinque Stelle, che si rifiutano di mangiare l’arrosto con gli altri perché la carne rossa è cancerogena.

Nei piatti hanno il tofu e il seitan, cibo perfetto per loro, che sono dei cannibali travestiti da vegani.

E ora basta perché mi sto annoiando.

 

gatto qualsiasi
Un gatto qualsiasi

Credo che chiunque preferisca la dolcezza dei gattini al lerciume della politica, della guerra, dell’inquinamento, del terrorismo e della mafia.

Non c’è merito nell’occuparsi dello schifo né colpa nell’occuparsi di cose divertenti, e state pure certi che niente è più divertente di un gattino.

I gatti hanno un amorevole stile di vita, lo stesso che vorrei avere io quando fingo di disinteressarmi all’attualità, maldestramente.

Non ci riesco.

E’ come quando diventi ateo.

Mica smetti di credere in Dio! Sei pigro e non vuoi andare a messa, confessarti con uno sconosciuto, dare un nome alle tue superstizioni.

Ma è una finzione. Perché in chiesa ci vai lo stesso, volente o nolente, e l’occasione è quasi sempre quella di un funerale. Non proprio un affare.

E qui chiudo.

 

Giuseppe Zanghi

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