Zagrebelsky:”La globalizzazione ha reso ingovernabile il mondo”

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In questi giorni si tiene a Bologna la “Repubblica delle idee”, la manifestazione culturale organizzata da ” la Repubblica”, che annualmente, dal 2012, impegna vari protagonisti del mondo della cultura, del giornalismo e della politica in una serie intensissima di incontri su varie tematiche. Noi, nel nostro piccolo, eravamo presenti. Alle 12:00 di oggi, nella sala Podestà del Palazzo Re Enzo, il professore Zagrebelsky, insieme al professore, storico dell’arte e presidente dell’associazione “Libertà e Giustizia” Tomaso Montanari e l’economista e professoressa Elena Granaglia, hanno tenuto un incontro, mediato da Massimo Giannini, sul tema “tenere la sinistra”. Oggetto di discussione dell’incontro, che ha riscontrato una grande partecipazione del pubblico, è stato il generale stato di salute della sinistra italiana ed europea e della democrazia occidentale. Ne abbiamo fatto un breve sunto.

L’astensionismo è un fatto gravissimo

Zagrebeslky, in uno dei suoi primi interventi, ha espresso la sua più intima preoccupazione sullo stato di salute delle democrazie, relativamente al sempre più ampio, incontrollato e pernicioso fenomeno dell’astensionismo:” L’astensionismo” dice Zagrebelsky”non fa più problema, mentre il problema invece è gravissimo”. La preoccupazione che si legge tra le parole di Zagrebelsky poggia sulla mesta considerazione di come ormai le varie forze politiche abbiano sostanzialmente abdicato dal loro compito di disincentivazione dell’astensionismo e promozione della partecipazione dei cittadini, in una rassegnata accettazione di questo stato di cose. Perché, si domanda il professore, siamo in presenza di questo sempre più endemico fenomeno di astensionismo? “Bisognerebbe andare a vedere il motivo: in Italia non si va a votare come forma di ribellione, di protesta, di insofferenza. Il giorno in cui avremo una percentuale di votanti al di sotto del 50%, dovremmo domandarci se siamo ancora in una forma di democrazia oppure al suo opposto, che è l’oligarchia. Nel momento in cui la percentuale dei votanti scende al di sotto del 50%, possiamo dire che la nostra democrazia si basa su foglie secche e che è pronta così a qualunque avventura”. Secondo Zagrebeslky è compito della sinistra assumersi quindi l’onere di salvaguardare l’elemento fondante delle democrazie, che è il voto, attraverso una promozione dell’inclusione dei cittadini nel mondo della politica:” L’elemento che unifica tutte le forze di sinistra nel corso della storia è questa idea dell’inclusione politica. I partiti di sinistra formatisi nell’800 hanno chiesto il suffragio universale. Il primo compito della sinistra moderna dovrebbe essere quindi lo sforzo di promuovere la partecipazione politica. Combattere l’astensionismo. Ma per combattere l’astensionismo bisogna essere credibili”.

Giannini: nelle amministrative di Roma il PD è stato votato solo nel centro storico. A cosa è dovuta questa crisi della sinistra?

Montanari sembra avere le idee chiare sul punto:” La crisi della sinistra poggia su un presupposto: che la sinistra ha rinunciato a fare la sinistra. La tassa di successione in Italia è del 7%. In Francia è del 50% per i redditi superiori a 26 milioni. La sinistra ha rinunciato a una dei suoi elementi caratterizzanti: la redistribuzione della ricchezza. Perché una volta al governo la sinistra ha rinunciato a mutare questo stato di cose? Perché si dovrebbe votare la sinistra se poi fa cose di destra? Corbyn, in Gran Bretagna ha avuto quel risultato straordinario dicendo cose di sinistra: parlando della necessità di frenare le privatizzazioni, di ristabilire un’eguaglianza perduta, di redistribuzione della ricchezza nell’intento di appianare la forbice sempre più ampia tra ricchi e poveri. Parlare di frenare le privatizzazioni in Italia è una cosa impossibile”.

La sinistra ha rifiutato il ruolo storico di critica e regolazione della globalizzazione e del capitalismo

L’economista Elena Granaglia, in un appassionato intervento, esplica le sue ragioni che sottendono a una crisi della sinistra:”La sinistra, storicamente, è nata come forza che si contrapponeva a una accettazione acritica della globalizzazione, del capitalismo e del mercato, proponendone una loro regolamentazione. La sinistra negli ultimi 30 anni invece ha via via abbandonato questo suo ruolo storico, in una sua progressiva accettazione passiva fino a un rifiuto totale di di regolare il mercato. Ma non farlo significa accettare questo stato di cose, questo trend devastante: accettare cioè le diseguaglianze che la globalizzazione, la deregulation, i brevetti in mano a pochi, la finanziarizzazione hanno prodotto. Negli ultimi anni, in Usa, il 68% della ricchezza prodotta è andato all’1% della popolazione. Negli Usa 100 aziende producono il 50% del pil statunitense. La Globalizzazione non è una cosa scesa dall’alto è fatta di regole, costruite nel corso del tempo e sono regole che vanno cambiate. Non dobbiamo fare chissà cosa, ma una modifica sostanziale di questo assetto di cose, è necessario per ridare cittadinanza ai beni pubblici e per ridurre le diseguaglianze. Senza una regolamentazione dei mercati, della globalizzazione, senza un nuovo riformismo non andremo lontani”.

Il Jobs Act ha alterato i rapporti di potere nelle imprese a favore dei datori di lavoro

Giannini:”Le privatizzazioni che si fanno in Italia sono tendenza in tutta Europa. Le economie si fondano sul libero mercato. Renzi dice che il Jobs Act sia la cosa più a sinistra che ha fatto. Sbagliano tutti?”

Alla domanda ha risposto con approccio pragmatico Elena Granaglia:”Il mercato è il regno del potere, per due ordini di ragioni: uno perché ci sono sempre forti rapporti di gerarchia, anche laddove c’è libertà; due perchè anche dove c’è concorrenza perfetta, che non esiste, c’è potere, perché il mercato si poggia necessariamente su diritti di proprietà e i diritti di proprietà implicano sempre per alcuni la possibilità di influenzare la sfera giuridica altrui. Nel mercato c’è libertà, ma che ha sempre dietro il potere. In questi mercati navigano imprese sempre più grandi in un mercato globale sempre più ampio. Le imprese quindi sono governi privati. Luoghi dove c’è potere, dove c’è gerarchia e quindi dove c’è potere l’abuso di potere è sempre un rischio possibile. Detto in maniera forse un po’ semplicistica il Jobs Act ha semplicemente cercato di rialterare i rapporti di potere nelle imprese a favore però dei datori di lavoro: è stata quindi una grossa operazione di cambiamento del potere. Paul Krugman ha fatto un grafico bellissimo, “la grande divergenza”: fino agli anni ’70 aumentava la produttività e tutti stavamo meglio, chi stava peggio stava comunque un po’ meglio. Dopo gli anni ’70 sempre questa forbice è diventata sempre più grande. Dare quindi protezione non è contro la libertà: è dare protezione a chi ha meno potere. Il costo del lavoro nelle imprese incide pochissimo. Quindi voler ancora insistere su questo punto, riflette la ricerca di un cambiamento di potere”. Sulle privatizzazioni ha continuato a seguire un approccio pragmatico:” Andiamo a vedere se le privatizzazioni sono veramente servite ad abbassare i prezzi, e alzare la qualità del servizio, come molti sostengono: alcune volte si, sono servite, ma non sempre. Esempio ne è la sanità pubblica, sempre più in mano ai privati”.

Zagrebelsky- la Globalizzazione ha reso ingovernabile il mondo (video)

Il costituzionalista si è inserito nel discorso:”Ogni volta che apro Repubblica temo di trovarmi davanti a una notizia di qualche catastrofe: produciamo armi come mai prima d’ora […]. La globalizzazione ha reso ingovernabile il mondo. L’unica cosa che possiamo fare è tentare di governare le piccole cose. Così forse riusciremo  cambiare le cose”.

La democrazia è a rischio. Dobbiamo darci da fare.

L’incontro si è avviato alla conclusione con un ultimo appello di Zagrebelsky:”Il mondo in cui viviamo subirà delle scosse,perché non è più sostenibile. Dobbiamo evitare che queste scosse siano gestite dai populismi di destra. Dobbiamo partire da un’Europa dei popoli. Ci sono due strade: una della chiusura tribale prospettata da certa destra, l’altra di un’apertura su una base democratica tesa a un’Europa diversa, nell’intento di creare un popolo europeo. Ci dobbiamo preparare, perché se è vero che il mondo in cui viviamo è destinato a crollare, dobbiamo aver ben presente che il rischio è gravissimo, perché queste sono le condizioni in cui ci sbarazziamo della democrazia e ci mettiamo nelle mani di uno che pensa per tutti, com’è accaduto in passato. Dobbiamo darci da fare”.

Marco Caramma

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